lunedì 17 dicembre 2007

Addio pratiche obsolete (a mai più rivederci!)

Da sempre (e per sempre) PandemItalia sosterrà la causa della prevenzione. Già nello scorso ottobre avevamo lanciato la campagna “10 per cento”. La speranza è quella di vedere, in un prossimo futuro, il 10 % del fondo sanitario nazionale assegnato alla prevenzione.
Qualche giorno fa è finalmente arrivata la notizia che attendevo da parecchio: il Senato ha approvato il ddl 1249 recante "Disposizioni per la semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute". Il testo passa ora all'esame della Camera dei deputati (la notizia qui).
Con la definitiva approvazione verrebbero abolite circa 20 certificazioni inutili (Vedi box 1).

Secondo quanto dichiarato dal relatore senatore Paolo Bodini, il provvedimento ha "un grande significato per i cittadini perché li aiuta nella loro vita quotidiana con molte semplificazioni nell'ambito sanitario".
Ma non si tiene conto di un aspetto a mio parere più importante: gli operatori sanitari saranno liberati da pratiche inutili e avranno tempo da dedicare a pratiche preventive di provata efficacia.
Per avere un’idea dell’impatto che il “nulla” (pratiche introdotte in un lontano passato, svincolate dalle motivazioni che giustificavano la loro origine, inutili dal punto di vista della prevenzione) ha avuto in questi anni sul sistema sanitario basta sfogliare un documento elaborato a seguito di un’ esperienza formativa attivata dall’ASUR Marche. Il documento in questione riassume l’esperienza, finalizzata a promuovere una riflessione sulle pratiche obsolete
e una valutazione di ciò che è utile metter in atto per azioni di prevenzione efficaci ed efficienti.
Ora una domanda sorge spontanea: gli operatori italiani della sanità pubblica, che nei dipartimenti di prevenzione si sono abituati ad una routine lavorativa fatta di certificazioni di sana e robusta costituzione, libretti per alimentaristi, certificazioni dello stato delle condizioni igieniche dei carri funebri e dell’autorimessa per carri funebri, assistenza alle operazioni di esumazione ed estumulazione, … sapranno condurre il sistema sanitario in attività preventive complesse come quelle relative alla preparazione ad una pandemia influenzale?
Per approfondire la tematica delle pratiche obsolete di sanità pubblica clicca qui.

3 commenti:

GIUSEPPE M ha detto...

Sulla situazione in Pakistan. Oggi (22 dicembre) sono ormai oltre dieci giorni che si attende un aggiornamento da parte dell'OMS, che non è ancora arrivato.
Le ultime dichiarazioni fatte da vari portavoce ed esperti OMS danno un quadro preoccupante, nonostante le parole rassicuranti (David Heymann, Gregory Hartl, Keiji Fukuda e altri): sugli otto casi accertati dalle autorità pakistane (con 1 morto confermato e uno sospetto), l'ultimo caso sembra essere stato confermato il giorno 6 dicembre, e tutti tranne i due deceduti sono guariti. Uno o due medici coinvolti nelle cure dei pazienti hanno mostrato positività ai test senza manifestare segni clinici importanti. I campioni prelevati prima sono stati inviati al NAMRU-3 (laboratorio mobile dell'esercito USA) sono stati adesso spediti al laboratorio inglese di Mill Hill per verificare i cambiamenti nella struttura antigenica e genetica (soprattutto HA1 e PB2). Per il momento non ci sono altri casi sospetti ma tutto fa pensare che - come già accadde in Turchia all'inizio 2006 - saranno identificati cambiamenti in HA1 e PB2.

GIUSEPPE M ha detto...

Mentre si attende ancora l'aggiornamento OMS sui casi umani di H5N1 in Pakistan, altri decessi si registrano oggi in Vietnam e Indonesia.
Nella provincia settentrionale di Son La in Vietnam un bambino di quattro anni è deceduto dopo essere entrato in contatto con animali potenzialmente infetti. Il quadro clinico al ricovero ha fatto pensare ai medici ad una infezione da H5N1 (polmonite e ARDS), ulteriori accertamenti di laboratorio sono in corso. Il Vietnam teme un ulteriore peggioramento della sua situazione veterinaria dopo l'isolamento del virus A/H7N3.
In Indonesia, una giovane donna di Jakarta è deceduta a causa di una infezione da H5N1, secondo quanto riportato dalle autorità locali. Non è chiaro quali contatti possa aver avuto (e se) con animali infetti.

GIUSEPPE M ha detto...

L'OMS ha confermato oggi due casi umani fatali di influenza aviaria H5N1. Il primo in Indonesia (una donna di Jakarta di 24 anni, di cui si aveva avuto informazione in precedenza dai giornali). Complessivamente, in Indonesia nel 2007 ci sono stati 41 casi (di cui 36 fatali; 116 casi e 94 decessi dal 2005).
Il secondo caso riguarda una giovane di 25 anni di Beni Suef in Egitto. In queste settimane l'epizoosi di H5N1 è ripresa in grande stile in tutto l'Egitto, con diversi focolai nel pollame domestico.
L'Egitto quest'anno ha avuto 21 casi umani di cui 6 deceduti, e dal 2006, complessivamente 39 casi di cui 16 mortali. E' bene ricordare che l'anno scorso un focolaio umano aveva creato allarme a causa di una mutazione del virus H5N1 che conferiva resistenza all'oseltamivir (oltre a contenere una mutazione in HA1).
Dal 2003 ad oggi nei 13 paesi con casi umani confermati, si sono avuti 342 casi di cui 211 deceduti (nel 2007, 79 casi di cui 53 deceduti).