lunedì 16 novembre 2009

Sandman sulla strategia italiana di comunicazione

Alcuni mesi fa era solo un sogno. Ma ora è realtà! Peter Sandman, uno che di comunicazione del rischio se ne intende molto, si è espresso sulle modalità comunicative delle Istituzioni sanitarie nazionali italiane. Il verdetto è, come immaginabile, negativo.
Su Darwin Flu ecco "La via italiana alla comunicazione del rischio".
Imperdibile!

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Vizio tutto italiano quello di prendere un bel consulente signor nessuno (anzi, lo conosciamo fin troppo bene, purtroppo...) e trasformarlo nel grande esperto di comunicazione del rischio.
Il signor Sandman può tranquillamente ritenere che il rischio sia stato comunicato male in Italia. Resta certo il fatto che i simil spin-off della sua specie sono estinti da più di 15 anni. Resta ormai solo il suo ceppo da eradicare. Invito la redazione ad informarsi sul soggetto prima di pubblicare i suoi punti di vista.

Scusate se mi permetto, ma sapete la sensazione che mi dà questo blog? La stessa che mi danno tanti blog sulla crisi economica:

1) Ci si sentiva sull'orlo della catastrofe e si aveva la sensazione che agli alti vertici ci fossero dei grandissimi incompetenti.
2) Per qualche sera si è andati a letto con il fiato sospeso, in preda ad un presentimento molto negativo sulle sorti di questa non-pandemia (a meno che non si accetti la dizione di pandemia cambiata apposta dall'OMS prima di questa influenza)
3) I primi dati confermavano e ci si sentiva forti delle proprie convinzioni (picco dell'autostima del blogger)
4) Poi i conti iniziano a non tornare e la percentuale morti/contagiati è grazie a dio bassissima
5) A parte qualche esagitato la gente se ne frega proprio della pandemia (picco della disistima del blogger)
6) Il blogger cerca altre strade con cui nutrire la propria autostima, si tecnicizza, e inizia a parlare di fatti su cui non esiste unanime parere nella comunità scientifica come se fossero dati certi (modalità di replicazione, di ricombinazione, seconde ondate, etc).
7) Il blogger sposta definitivamente la propria attenzione su altri fattori e inizia a dire: "No, ma io non intendevo parlare della letalità devastante di questa influenza. Questo blog serve per informare e sensibilizzare. Meglio parlare dell'influenza, magari anche nell'ipotesi futura, che non parlarne".

Ecco, ma allora basta dirlo. Passiamo alla fase 8! Diciamo che si credeva fossero morti tutti come le mosche e invece no. CI SIAMO SBAGLIATI. E adesso informiamoci pure tutti.

Daniel Fiacchini ha detto...

Risparmio la solita pappa sul fatto che dovreste firmare i vostri commenti, anche con un nick, altrimenti mi daresti dell'altezzoso.
Sandman è un riconosciuto esperto di comunicazione del rischio. Lavora come consulente ma non per questo le sue opinioni sono da censurare. Ha collaborato con i CDC di Atlanta e con il CIDRAP, personalmente mi basta per comprendere che non è affatto l'ultimo arrivato sulla comunicazione del rischio. Ma non mi sono fermato alla facciata; ho letto i suoi scritti sulla comunicazione del rischio sanitario e direi che le sue è unanimamente riconosciuto come uno dei padri della comunicazione del rischio sanitario. Non so quale sia il tuo lavoro ma da quello che scrivi mi sembra che tu non sappia molto di comunicazione del rischio. Rispetto ai vari punti ti riporto la mia opinione da blogger:
1) inizialmente speravo nella competenza degli alti vertici
2) la definizione di pandemia la puoi leggere su un qualsiasi dizionario e, di fatto, quella da nuovo virus A/H1N1 è una pandemia
3) i primi dati erano pur sempre stime. Si è lavorato, pensato, scritto con la massima consapevolezza di fondare i propri ragionamenti su stime e in quanto tali non attendibili al 100%. I dati americani, dove si riteneva che l'influenza stesse diffondendosi nella sua fase iniziale parlano di un tasso di letalità ragguardevole. Che i denominatori (quanti soggetti infetti) non fosse così sottostimato lo si è capito solo in seguito, evidentemente.
4) è un bene che la letalità sia più bassa di quella inizialmente prevista, moriranno meno persone, dovremmo essere tutti più sereni
5) il disinteresse può essere un pericolo: meglio una popolazione attenta, informata e tranquilla, che una popolazione ignorante, distratta e poi impaurità.
6) in questo blog si è sempre parlato di possibili seconde ondate, modalità di replicazione, di ricombinazione, etc. Ti sei accorto che questo blog ne parla da aprile 2007?
7) non ho mai creduto che si potesse morire come le mosche per questa pandemia e mai è stato scritto in questo blog... ma se fosse stato H5N1? Se permetti un po' di giusta ed equilibrata attenzione al fenomeno pandemie influenzali un'operatore della sanità pubblica è pur giusto che la dia!
Un consiglio: leggilo tutto il blog!

UlrikeS ha detto...

"(a meno che non si accetti la dizione di pandemia cambiata apposta dall'OMS prima di questa influenza)"

A me risulta che questa è una bufale. Hai controllato la veridicità di questa affermazione o stai solo ripetendo quello che hai sentito dire?

Anonimo ha detto...

La bufala è...non saperlo. E infatti, in questo senso ne parla tra i tanti il sito Attentiallebufale.

Posto indirizzo di due documenti OMS, datati rispettivamente 1 maggio 2009 e 2 settembre 2009 relativi alla diversa definizione di pandemia. Per chi non ha voglia di leggerli, il succo è questo:

Versione 1 maggio: "An influenza pandemic occurs when a new influenza virus appears against which the human
population has no immunity, resulting in epidemics worldwide with enormous numbers of deaths
and illness."
http://www.attentiallebufale.it/qualita/pdf/WHO_Pandemic_preparedness_May_1_2009.pdf

Versione 2 settembre: "A disease epidemic occurs when there are more cases of that disease than normal. A pandemic is a
worldwide epidemic of a disease. An influenza pandemic may occur when a new influenza virus
appears against which the human population has no immunity."
http://www.attentiallebufale.it/qualita/pdf/WHO_Pandemic_preparedness_webpage_Sept_2_2009.pdf

A me pare una grande differenza.

Inoltre, per chi pensa che i documenti postati siano contraffatti, della notizia se ne parla anche sul Corriere e comunque in tantissimi altri siti con molte fonti autorevoli.

Qui il Corriere:
http://www.corriere.it/salute/09_novembre_16/influenza-meno-paura_9673971a-d269-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml

Convinti ora?

Anonimo ha detto...

Non esce il link dei documenti. Bhe, li trovate a questa pagina, in ogni caso:

http://www.attentiallebufale.it/
qualita/pandemia_3.html

UlrikeS ha detto...

Eppure è una bufala, anche se viene diffusa da tanti che non l'hanno verificata.

Anonimo ha detto...

Ulrikes, io ho provato a dimostrare che è una bufala linkando documenti che dovresti TU smentire. Potresti linkarmi dei documenti che attestano invece il tuo punto di vista?

Espresso così come lo stai esprimendo il tuo convincimento è un tantino... infantile.

E non è un cavillo questa faccenda... anzi, è proprio una delle basi di tutto.

UlrikeS ha detto...

In questi giorno sto preparando proprio una documentazione su questa bufala con le prove che ho trovato durante la mia ricerca. Quando sarà pronto, metterò un link qui in questa discussione.

Questa è una pandemia, secondo la definizione dell'OMS che non aveva mai inclusa la severità della malattia nella definizione ma:

1) Un nuovo virus contro cui la maggioranza della popolazione mondiale non è immune e

2) La diffusione geografica, come già il nome "pandemia" dice.

Nessuno è in grado di prevedere la severità di una pandemia. Questo si può sapere solo dopo. Nemmeno l'OMS lo può prevedere, quindi è importante essere preparati per limitare i danni e non sottovalutare le pandemie.

Daniel Fiacchini ha detto...

Anonimo, se clicchi su "Dieci cose da sapere" ti accorgerai che l'OMS nel 2005 scriveva molte cose generiche sulle pandemie. Vogliamo processare l'OMS per ogni frase detta o scritta a quel tempo? Quando poi è stata dichiarata la pandemia l'OMS ha prodotto dei chiari documenti valutativi sull'impatto della stessa, verosimilmente, per non dare messaggi che sarebbero stati letti come contrastanti, ha fatto molta attenzione a soppesare le parole. Francamente non capisco perchè dare tutta questa importanza alla cosa. E comunque ben venga un approfondimento in merito... grazie Ulrike!

Anonimo ha detto...

Non faccio affermazioni prive di fondamento e quando affermo che il vaccino antinfluenzale è inutile e dannoso di prove ne porto parecchie e sono prove EBM

Alcune delle affermazioni che si trovano nei forum gestiti e frequentati da medici.
http://www.doctornews.it/forum/thread.asp?t=652

Direi che molti non sono della vostra stessa opinione

UlrikeS ha detto...

@ Anonimo

Se si usassero gli stessi criteri con il vaccino anti-vaiolo, verrebbe fuori che non funziona perché mancano gli studi del livello di qualità degli studi odierni. Mancano semplicemente perchè è un vaccino molto vecchio e in quei tempi la statistica non era sofisticata come oggi. Se oggi ci fossero ancora dei casi di vaiolo e qualcuno chiedesse di fare studi RCT, nessuna commissione etica accetterebbe. Lo stesso vale anche per il vaccino anti-influenzale. Viene usato da più di 60 anni. Se non esistono molti studi RCT per il vaccino anti-influenzale non significa che il vaccino non funziona. E oggi le commissioni etiche non accetterebbero studie RCT perché significherebbe contare i morti che potrebbero essere evitate con la vaccinazione.

Carlo ha detto...

Sul mio dizionario di italiano, alla voce Pandemia, leggo: epidemia tendente a diffusione sempre maggiore.

Dunque nessun riferimento al tasso di mortalità, giustamente. Infatti, anche se l'OMS avesse cambiato la sua definizione, in primo luogo ha fatto bene a correggerla perché la prima era sbagliata, in secondo luogo il testo riportato dal signor Anonimo non è proprio una definizione, ma una descrizione e il riferimento ai morti è chiaramente dettato dall'esperienza delle precedenti pandemie.

E comunque, il numero di malati mi pare oggettivamente enorme, come scritto nel vecchio testo, e sul numero di morti, beh, spero anch'io che rimangano pochi, ma il conto bisogna farlo alla fine della pandemia.

mluisa zuccolo ha detto...

E’ la prima volta che rispondo in un Blog ma stavolta mi sento di dover intervenire di rimando al signor “anonimo”. Non so che mestiere lei faccia, spero solo non sia un medico. Credo sia ora di finirla di accapigliarsi sulla definizione di pandemia in base all’indicazione di elevata o bassa mortalità: i morti come dice Carlo, li conteremo alla fine. Le risponderò solo con la mia esperienza di pediatra di famiglia che esercita da più di vent’anni. Dal mio osservatorio le posso dire che questa influenza è un po’ sopra le righe rispetto a quelle che ho “vissuto” in tutti questi anni. Non è come dice un esperto epidemiologo che “se non fosse stato dichiarato lo stato di pandemia non –ce- ne –saremmo- neanche -accorti”. Ce ne saremmo accorti! Non per la conta dei morti ma per la stagione anticipata, la maggiore rapidità di diffusione (asili e scuole decimati, interi nuclei famigliari ammalati), la necessità che ho avuto, in più rispetto agli anni passati, di ricoverare. Me ne sono accorta che circola qualcosa di diverso e, creda, anche i miei colleghi!
Nel comunicato stampa emesso dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali pochi giorni fa, leggo che “I più colpiti sono bambini e adolescenti, da zero a 14 anni, con un’incidenza pari al 3,6 per cento (2,6 nei più piccoli da zero a 4 anni e 4,2 per cento dai 5 ai 14). Tra i giovani e gli adulti dai 15 ai 64 anni l’incidenza dell’influenza è dello 0,7 per cento mentre tra persone dai 65 anni in su è lo 0,1 per cento.” Cioè i miei pazienti. Secondo lei cosa dovrei fare io? Mostrare l’ultimo numero di “attenti alle bufale” ai miei assistiti rassicurandoli che la pandemia non esiste, che anche se tra i 241 pazienti che (sempre dal comunicato stampa del ministero) mentre scrivo, “richiedono cure di alta specializzazione e assistenza respiratoria” , dire loro che la mortalità è comunque inferiore rispetto l’influenza normale, senza spiegargli che però riguarda una fascia di età diversa (cioè la loro)? Se poi si ammalano non dovrei curarli, se necessario, con l’antivirale perché l’autorizzazione al suo uso in età pediatrica è stata data troppo in fretta? Non dovrei informarli che, sebbene raramente, corrono il rischio (anche se non appartenenti alle “fasce a rischio” ma solo per l’età) di ammalarsi di una gravissima polmonite virale difficilmente trattabile? Ed avendo la possibilità di effettuare una profilassi vaccinale negargliela perché “mancano i trial”? A me piace lavorare figurandomi lo scenario peggiore, l’ottimismo e la banalizzazione li lascio a Topo Gigio; non voglio che nemmeno uno dei miei pazienti finisca tra quei 241 in terapia intensiva per la mia incuria.
Credo che anche lei non vorrebbe come medico uno che, secondo scienza e coscienza, in risposta ai suoi quesiti, l’accompagnasse alla porta con una pacca sulla spalla assicurandola che son solo bufale.

Daniel Fiacchini ha detto...

Dr.ssa Zuccolo. La ringrazio per la sua testimonianza che, a meno di un suo dissenso, provvederò a pubblicare come prossimo post (non voglio che si perda tra i tanti commenti).