martedì 11 agosto 2009

Pandemia influenzale molto semplificata parte III

Nel blog l'Orologiaio miope è stato pubblicato questo fantastico post. L'autore ha un dono: spiegare cose complesse in modo chirissimo e comprensibile da chiunque. Riporto in parti separate il post che qui può essere letto nella sua versione orginale.
Buona lettura!


A proposito di Spagnola, facciamo un breve intermezzo sull’origine del nome di questa pandemia perche’ aiuta anche oggi a farci riflettere. Il virus dell’influenza spagnola non si e’ originato affatto in Spagna. Il ceppo pare fosse di un’influenza aviaria dell’estremo Oriente che muto’ negli USA e da qui fu immediatamente introdotto in Europa per via degli spostamenti di truppe. In tempo di guerra, e’ ovviamente poco produttivo dire “i nostri soldati muoiono come mosche di influenza e noi non sappiamo che farci” quindi le macchine della propaganda di entrambe le parti tacquero opportunamente. Gli unici che non avevano problemi a far circolare la notizia di questa nuova malattia erano gli spagnoli che rimasero neutrali alla guerra. Sembro’ quindi in un primo tempo che solo la Spagna fosse colpita, laddove invece il virus arrivo’ molto piu’ tardi in questa nazione rispetto a Francia e Germania. Il punto dove voglio arrivare e’ che le nostre percezioni sulle pandemie riflettono le notizie che vengono riportate in proposito dai media, che possono essere (e quasi sempre lo sono), pilotate opportunamente.
Sia ben chiaro: non sto affermando che l’influenza suina e quella spagnola siano la stessa cosa, assolutamente no, 90 anni e decine di mutazioni separano i due ceppi virali. Sto affermando pero’ che si tratta di ceppi simili e strettamente imparentati, al punto che chi e’ nato prima del 1918 ha anticorpi anche contro questa influenza (Qui ci sono notizie piu’ dettagliate).
L’influenza suina si chiama cosi’ invece perche’ il virus A H1N1 circola regolarmente tra i maiali causando una malattia con sintomi lievi da cui guariscono senza problemi ma che puo’ uccidere i furetti e i macachi. Tutti questi ceppi si chiamano collettivamente “influenza suina”. Quello con cui abbiamo a che fare al momento, come tutti sanno, e’ mutato in maiali messicani, diventando improvvisamente in grado di passare dal maiale all’uomo. Una seconda mutazione, negli USA, ha portato al salto di specie consentendo l’infezione da uomo a uomo. Si e’ dimostrato che la trasmissione inversa, da uomo a maiale e poi da maiale a maiale, e’ ancora possibile e dato che i maiali sono pericolosi in quanto “calderoni” di nuovi virus e’ auspicabile che chi lavora negli allevamenti venga tenuto lontano dal lavoro se affetto da influenza suina. Altrimenti, il rischio che il virus muti ancora verso una forma piu’ perniciosa della attuale puo’ diventare decisamente consistente.
Al momento la malattia sembra essere piuttosto virulenta: il sito del CDC riporta al 4 Agosto 2009 162,380 casi documentati (ma sono sicuramente di piu’, dato che ora non c’e’ piu’ l’obbligo di segnalazione) e 1.154 morti in tutto, con una mortalita’ dello 0.7%, di cui la maggioranza nel continente americano dove l’epidemia e’ cominciata, ad Aprile del 2009: all’inizio il numero di fatalita’ era molto maggiore. Al momento il paese con la situazione piu’ preoccupante sembrerebbe essere in Argentina, dove e’ inverno e la densita’ di popolazione nelle citta’ molto alta.
(continua...)

1 commento:

Giuseppe Michieli ha detto...

Il parallelismo tra il virus H1N1 1918 e quello H1N1 2009 è assolutamente arbitraria.

I due virus appartengono a linee evolutive talmente distanti e divergenti da renderli difficilmente paragonabili.

Le caratteristiche antigeniche e genetiche sono dissimili e la loro patogenesi nell'uomo è incerta.

Il virus H1N1 2009 inizialmente era stato imputato di causare malattia nei giovani adulti. Ora si vede - col progredire delle epidemie nel mondo - che la porzione di malati nelle fascie di età over 60 è consistente e soprattutto il tasso di mortalità in questi pazienti è notevolmente superiore a quello dei giovani adulti e dei bambini in tenera età (molto utili le statistiche disponibili dal Cile, che le ha messe in linea a cura del ministero della salute).

Siccome i dati sulle analisi di laboratorio e sui reperti anatomo-patologici dei casi fatali non sono disponibili perchè in corso di pubblicazione sulle riviste specializzate, non possiamo dire se i quadri clinici del 1918 e del 2009 corrispondano.

L'OMS ha invece ribadito che i casi gravi di polmonite virale H1N1 2009 somigliano negli effetti e nel decorso a quelli attribuiti al virus H5N1.

La polmonite acuta danneggia gravemente le basse vie respiratorie ed è difficile da trattare anche con ventilazione meccanica e ad alta frequenza; richiede una infrastruttura medica avanzata e personale estremamente esperto. L'esperienza canadese è esemplare.

Al momento i protocolli terapeutici non sono adeguati e c'è difficoltà a trovare un accordo su quali siano le migliori strategie per salvaguardare la salute dei pazienti piu' gravi (un articolo sul NYT di ieri spiega il perchè).

Al momento, le sovrapposizione batteriche documentato sono relativamente poche e difficili da provare, poichè l'utilizzo empirico dei pazienti con antibiotici riduce la probabilità di ottenere colture positive.