martedì 11 agosto 2009

Pandemia influenzale molto semplificata parte II

Nel blog l'Orologiaio miope è stato pubblicato questo fantastico post. L'autore ha un dono: spiegare cose complesse in modo chirissimo e comprensibile da chiunque.
Riporto in parti separate il post che qui può essere letto nella sua versione orginale.
Buona lettura!

I virus dell’influenza, come tutti i virus, sono specifici verso una sola o una ristretta gamma di specie e una volta preso un ceppo, esattamente come accade per il morbillo, gli anticorpi durano tutta la vita. Ma allora perche’ ci si ammala (o ci si vaccina) ogni anno? Semplice, perche’ il virus dell’influenza e’ un virus dannatamente mutevole, per almeno tre buone ragioni. La prima e’ che l’RNA non e’ efficentissimo ad autoreplicarsi e spesso ci scappa l’errore. Nelle nostre cellule l’RNA e’ prodotto usando il DNA come stampo e ci sono enzimi specifici che correggono eventuali “errori di battitura”. Non esiste pero’ un enzima che corregge gli errori di battitura quando l’RNA e’ prodotto usando altro RNA come stampo, quindi le bozze non vengono mai riviste ed e’ facile che ci sia una mutazione in uno o piu’ dei dieci geni del virus. Secondo, il virus e’ velocissimo nel riprodursi (tutto il ciclo della malattia dura pochi giorni) e milioni e milioni di copie vengono prodotte, quindi statisticamente l’errore ci deve scappare. Terzo, esistono specie “calderone” che possono prendere piu’ di un ceppo, come i maiali che possono prendere virus dell’influenza aviaria, umana e suina. Se la cellula di un maiale e’ infettata da due virus contemporaneamente e’ facile che ci sia ricombinazione del genoma e che geni vengano scambiati fabbricando un virus completamente nuovo. Quando cio’ accade, come in questo caso, scoppia la pandemia perche’ nessuno ha gli anticorpi per contrastare questo nuovo virus.
Un caso analogo accadde nel 1918 quando esplose la famosa epidemia di influenza spagnola che uccise 50 milioni di persone in meno di due anni, qualcosa come il 3-6% della popolazione mondiale (il numero effettivo delle vittime non e’ mai stato chiarissimo). Cos’aveva quest’influenza di cosi’ terribile? Sento spesso dire che uccise tante persone perche’ era la fine della prima guerra mondiale e l’ammassarsi dei soldati in trincea, le condizioni igieniche precarie e la fame dovuta ai campi non coltivati fecero da catalizzatore, ma questa e’ una visione molto eurocentrica. L’influenza spagnola fece infatti strage anche in posti lontanissimi dalla prima guerra mondiale come l’Alaska o le isole del Pacifico e tutti o quasi i paesi ne furono colpiti, indipendentemente dalle condizioni di vita. Il virus della Spagnola in realta’ aveva una caratteristica particolare, in comune col virus dell’influenza suina: era capace di attaccare le cellule dell’epitelio polmonare, favorendo cosi’ l’insorgere delle polmoniti da complicazioni batteriche secondarie; i virus dell’influenza stagionale invece, che pure nei soli USA uccidono (indirettamente) 36.000 persone all’anno e 250.000-500.000 persone in tutto il mondo, attaccano invece solo le cellule delle prime vie aeree e non arrivano ai polmoni. Per fortuna oggi, a differenza del 1918, abbiamo gli antibiotici.
La seconda caratteristica peculiare della spagnola, condivisa pure dal virus dell’influenza suina, e’ che uccideva prevamentemente i giovani in buona salute, mentre le influenze stagionali colpiscono in massima parte le persone piu’ anziane, i bambini e gli ammalati. Nel caso della Spagnola sicuramente influiva l’ammassarsi di giovani soldati al fronte, ma ci sono altre ragioni. La prima e’ che gli anziani sono, in caso di pandemie, immunizzati dalle precedenti epidemie (nel 1850 e nel 1889 nel caso della Spagnola, nel 1968, nel 1976 e nel 1999 nel caso dell’influenza suina). La seconda ragione la si e’ capita solo di recente ed e’ dovuta ad una reazione anomala del nostro sistema immunitario detta “tempesta di citochine”. Le citochine sono sostanze normalmente prodotte dal nostro organismo e sono responsabili della risposta immunitaria. Persone che si trovano in contatto con virus del tutto nuovi possono avere un rilascio di citochine sproporzionato, il che causa una reazione immunitaria eccessiva con alterazione terminale dei tessuti coinvolti, i polmoni, in questo caso. E’ la tempesta di citochine, ad esempio, che ammazzava la gente colpita dalla SARS nel 2003. Paradossalmente quindi, persone in buona salute e con un sistema immunitario molto attivo possono andare soggette ad una tempesta di citochine piu’ facilmente delle persone immunodepresse come gli ammalati. Questo non toglie comunque che l’influenza possa portare a complicazioni polmonari secondarie e in questo caso chi e’ immunodepresso comunque ha da preoccuparsi. Mi chiedo cosa succedera’ quando la pandemia di influenza suina raggiungera’ il continente africano, dove ci sono almeno 25.000.000 di sieropositivi e ammalati di HIV. Sottolineo che l’influenza non ammazza mai direttamente, motivo per cui stimare il numero di morti dovuti all’influenza e’ sempre un terno al lotto, e a questo punto della pandemia potremmo star discutendo su numeri del tutto aleatori, sovrastimati o sottostimati.
(continua...)

1 commento:

Giuseppe Michieli ha detto...

E' interessante, ma che il virus H1N1 del 1918 fosse di derivazione suina è una speculazione scientifica e non una certezza.

Il virus possedeva (in realtà, potremmo dire ''possiede'' visto che esiste attualmente in diversi laboratori nel mondo, 'ricostituito' a partire dai segmenti di ribonucleoproteina rinvenuti nei campioni prelevati dai corpi sepolti nel permafrost artico o in laboratorio) tratti caratteristici dei virus di origine aviaria. Ma anche questa spiegazione non è del tutto certa.

Si sono notate alcune caratteristiche comuni con virus provenienti dagli ''animali'': la prima è a carico dell'emagluttinina (HA), capace di attaccare le cellule dell'albero respiratorio e anche quelle extra respiratorie; la neuramminidasi, capace di facilitare il distacco dei nuovi virioni dalla cellula ospite molto piu' velocemente di quanto facciano i virus umani; il complesso delle polimerasi, che comprende una mutazione in grado di facilitare la riproduzione virale alle basse temperature; la proteina non-strutturale (NS) e una sua porzione, la NS1.

Nel complesso questi fattori avrebbero:
1) facilitato la replicazione virale sia nel rinofaringe, sia nei polmoni e negli organi extra respiratori;
2) ridotto la risposta immunologica innata;
3) causato una disfunzione a cascata della risposta immunologica, inibendo l'attività di alcune difese innate (interferoni) e accentuando una risposta infiammatoria lesiva dei tessuti respiratori.

La differenziazione delle varie linee evolutive del virus H1N1 avvenne pressochè contemporaneamente nel 1918: una linea evolutiva causò la pandemia nell'uomo e poi diede il via al processo di ''adattamento'' da cui derivano i virus H1N1 stagionali contemporanei; una seconda linea evolutiva si stabili' nella popolazione suina e li' rimase per decenni finchè attorno alla fine degli anni '90 del XX secolo, una rapida evoluzione interruppe la stasi, e presumibilmente diede origine a questo nuovo ceppo ora chiamato H1N1 2009.

Si tratta di ipotesi, suffragate da studi è vero, ma sempre con un ampio margine di incertezza.

Il virus del 1918 era suscettibile all'amantadina, all'oseltamivir e allo zanamivir, mentre l'attuale H1N1 2009 è resistente all'amantadina.

L'H1N1 2009 mancava - alla sua comparsa in Messico - dei tratti di patogenicità presenti nelle sequenze del virus H1N1 1918 (specialmente nel complesso delle polimerasi).