lunedì 4 maggio 2009

La situazione in USA

WASHINGTON, 4 Maggio - la Nuova Influenza da virus A/H1N1 ha infettato 286 persone negli USA e secondo il parere dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) è destinata a diffondersi in tutti gli Stati americani. Se nella maggior parte dei casi l'infezione si è dimostrata blanda, per 35 persone è stata necessaria l'ospedalizzazione e un bambino è deceduto.
Besser, Direttore dei CDC, ha comunicato che la diffusione del virus è talmente estesa che i CDC potrebbero decidere di ritirare la raccomandazione di testare i casi probabili, in modo tale che gli operatori di sanità pubblica possano investire il loro tempo e le loro limitate risorse in altre azioni. Questa decisione sarebbe presa alla luce di un'evidenza molto chiara: il 99% dei casi probabili, a seguito di approfondimento diagnostico, è risultato essere effettivamente infettato dal nuovo virus A/H1N1.
I casi probabili attualmente presi in considerazione sono oltre 700 per un totale di 44 Stati coinvolti.
I numeri americani sono destinati a moltiplicarsi con rapidità nei prossimi giorni.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Putroppo mancano ancora informazioni importantissime. Dei 35 ospedalizzati, quanti hanno avuto bisogno di assistenza respiratoria? Che età avevano?

Senza questi semplicissimi dati è impossibile capire la gravità di questa nuova influenza.

RB

Giuseppe Michieli ha detto...

Alcune informazioni sono state rilasciate in un documento OMS (accessibile via il portale www.who.int): fra i casi fatali a Città del Messico è stata osservata la presenza nei campioni biologici di Pseudomonas Aureginosa; alcuni dei pazienti deceduti in effetti soffrivano di malattia croniche. In ogni caso, anche se effettivamente fosse provata la citochinemia e la disregolazione degli interferoni tipica dei virus influenzali ipervirulenti, rimarrebbe insoluta la questione terapeutica: gli antivirali non bastano, ci vuole qualcos'altro. Il dottor David Fedson insiste sull'uso di alcuni farmaci in grado di mitigare l'effetto di questa citochinemia e dell'eccesso di infiammazione che alla fine causa il danno piu' grave ai polmoni e il collasso multi-organo. Secondo lui, alcune ricerche effettuate su pazienti in terapia intensiva (non correlati all'influenza H1N1 di origine suina) dimostrerebbero un miglioramento dell'outcome nei casi in cui alle terapie tradizionale (antimicrobiche, antivirali...) sono stati aggiunti questi composti di largo impiego in altre patologie.

helyx ha detto...

Scusate se il commento è lunghissimo e OT. È una settimana che mi sto documentando sull'influenza. Non nego che sapere che andiamo incontro ad una pandemia mi angoscia non poco, ma sono fiducioso in questo caso. Quello che mi ha sconvolto è leggere molte pubblicazioni riguardo la situazione attuale di H5N1 (sono uno scienziato del ramo biologico, ho le basi per capirle). Ci si aspetta nei prossimi anni una pandemia di un virus che potrebbe colpire anche il 50% della popolazione con una mortalità che non necessariamente/probabilmente sarà molto più bassa dell'attuale 60% circa. Ho capito che gli antivirali saranno insufficienti e sostanzialmente inutili e che il vaccino arriverà per pochissimi e comunque troppo tardi, quando ormai il disastro sarà avvenuto. Potrebbe non essere una Asiatica, non essere una Spagnola, potrebbe essere come o peggio della Peste Nera. Mi domando com'è possibile che si investano milioni di euro nella lotta, ad esempio, all'HIV, un virus facile da evitare e che ha fatto finora -relativamente- pochissimi morti. Mi dispiace onestamente di aver letto questi dati perché mi chiedo come posso io, ateo 23enne, dormire sonni tranquilli d'ora in poi, o come può un virologo o voi che avete presente lo stato delle cose. Cosa rimarrebbe del mondo che conosciamo? Potessi metterei tutto me stesso in questo problema, mentre non c'è nemmeno un fondo a cui donare dei soldi. Mi sento davvero devastato, privo di fiducia nel mio e nostro futuro. Spero che questa pandemia faccia pochissimi morti, ma basti a far capire al mondo che in un prossimo futuro il vaccino dovrà esser pronto per tutti in un mese, non un anno. Che si deve cercare un vaccino universale, che si devono studiare terapie per le tempeste di citochine, nuovi antivirali ecc. e che tutto questo va fatto subito, anzi, andava fatto prima di ora! Mi consolo pensando che non ho figli da piangere e mai ne avrò, che spariti noi il mondo rimarrà un posto meraviglioso, che se non ci fossero stati gli antibiotici sarei con ogni probabilità già morto, mentre ho fatto una vita, finora, bellissima. Ma è una magra, magra consolazione.

Daniel Fiacchini ha detto...

helix, capisco il tuo stato d'animo. Quello che so per certo è che una pandemia influenzale non sarà mai e poi mai la causa della "fine del mondo"... quindi se da un lato apprezzo e condivido alcuni tuoi ragionamenti dall'altro non condivido l'atteggiamento di chi esagera con i catastrofismi.
Credo che ognuno comunque, specie quando spinto da una lettura degli eventi così preoccupata e preoccupante, possa fare la sua parte per migliorare lo stato delle cose.
Il tuo commento meriterebbe comunque un'analisi più approfondita e se sei d'accordo ti chiedo di contattarmi via e-mail: pandemitalia@gmail.com così ti dico personalmente quello che penso.

Anonimo ha detto...

La possibilità di mitigare la "tempesta di citochine" con farmaci è ancora del tutto aleatoria.

E soprattutto, se la "tempesta di citochine" fosse una realtà, bisogna tenere presente che non necessariamente (come accaduto per altre malattie virali) il vaccino avrebbe un effetto favorevole al paziente.

E, ricordo, una volta vaccinato un paziente non si torna più indietro.

Mah, vediamo. Per ora non si può proprio dire niente, se non che il virus si diffonderà sicuramente in tutto il mondo, ora o tra qualche mese.


RB

Giuseppe Michieli ha detto...

Una presentazione dei dati a disposizione del dr Fedson è disponibile presso questo link: https://www.box.net/shared/ssxbq4s7gu

Giuseppe Michieli ha detto...

Il link che ho fornito permette di visualizzare la presentazione dal titolo: ''10th Beijing/Hong Kong MedicalExchange Update on RespiratoryMedicine8-9 November2008
Management of Pandemic InfluenzaIn ‘Have Not’Countries
David S. Fedson, MDSergyHaut, Francedfedson@wanadoo.fr''

Giuseppe Michieli ha detto...

Nuovo decesso in Texas: http://www.valleycentral.com/news/news_story.aspx?id=295941

Anonimo ha detto...

La presentazione di Fedson è molto interessante, e la prospettiva di curare l'infuenza bloccando la "cascata citochinica" senz'altro intrigante.

Ma, come viene evidenziato nella presentazione, ancora non esiste nessuna evidenza nell'uomo che le terapie che vengono suggerite (sulla base di esperimenti su animali, alcuni condotti con dosi molto alte di farmaci) possano essere di una minima utilità. Definisco aleatoria la possibilità di cure in quanto, come suggerito giustamente, bisognerebbe condurre sperimentazioni cliniche "in tempo reale" al momento dell'inizio dell'epidemia, sperimentazioni che non necessariamente sarebbero approvate in quanto, in passato, è capitato che andando a "giocare" con le citochine possano succedere guai molto grossi (Vedi Tegenera).

Una prospettiva alternativa e molto più interessante(esplorata da diverse biotech, Crucell e Pomona) è quella dell'identificazione e del clonaggio di anticorpi monoclonali umani, che potrebbero essere utilizzati, in caso di pandemia, per una immunizzazione passiva, proteggendo i pazienti senza esporli ai rischi relativi al vaccino. Naturalmente questo approccio sarebbe costoso, e non applicabile nei paesi in via di sviluppo.

RB

Giuseppe Michieli ha detto...

Nella presentazione di Fedson si citano i risultati di sperimentazioni cliniche (SOFA,ecc.) Per quanto riguarda l'immunizzazione passiva, in Egitto e Cina si è recentemente utilizzata per trattare i casi di influenza H5N1, con qualche risultato, ma l'esiguità dei numeri non permette una valutazione completa dell'efficacia e sicurezza di questo trattamento, basato sul 'siero del convalescente'. Sono tutti protocolli al di fuori di una sperimentazione controllata, vera e propria: ma si può ancora aspettare? Non è il momento di decidere sul da farsi? Perchè i giorni passano, e siamo già in fase 5: il momento giusto per intraprendere ogni sforzo diretto a ridurre la mortalità causata dalle forme ipervirulente di influenza aviaria/suina o umana che sia.

Anonimo ha detto...

Qualunque sperimentazione basata su H5N1, oltre ad essere forzatamente limitata a numeri ridicoli, non è in alcun modo estendibile al nuovo virus.

L'immunoterapia passiva praticata con sieri di convalescenti (o comunque con preparazioni di sieri policlonali) è cosa arcaica e - oltre a costituire potenzialmente un rischio maggiore dell'influenza stessa - non ha nulla a che fare con gli approcci che si basano sull'utilizzo di anticorpi monoclonali umani. Basti pensare che anche nel miglior siero la quantità di anticorpi specifici è intorno a 1/100.000 del totale, e che di questi probabilmente quelli neutralizzanti sono la grande minoranza...

Possiamo desiderare tutto quello che vogliamo, ma fino a quando per i ricercatori non è disponibile neanche il virus (parlo per esperienza diretta) sono solo discorsi che servono davvero a poco.

RB

Anonimo ha detto...

PS: sono d'accordo con te sul fatto che siamo in fase 5, e che stiamo sperando solo nella fortuna. E questo non va bene.

Giuseppe Michieli ha detto...

Io non sono convinto che tutto ciò che è stato fatto in relazione all'H5N1 sia inapplicabile a questa nuova variante. Oltretutto ciò che veniva suggerito circa l'uso dei fibrati, delle statine e altro non era esplicitamente rivolto all'H5N1 ma a un qualunque virus influenzale con caratteristiche di ipervirulenza. In ogni caso, oltre all'oseltamivir, dovrebbe essere tassativo ricercare ogni possibile alternativa esistente, io credo, per aumentare le speranze di sopravvivenza delle infezioni severe. I Cinesi hanno usato - è vero - sieri policlonali - ma in associazione a oseltamivir, zanamivir, adamantani, ribarivina per salvare i piu' recenti casi di H5N1. Se come si continua a sentire dappertutto il futuro di questo H1N1 è già segnato (ovvero la nuova ''spagnola''), bene si vada avanti con le sperimentazioni di agenti chemoterapici generici. Ora non si sa bene perchè questo H1N1 debba comportarsi come il virus della 'spagnola', ma accettiamo anche questa, perchè oramai i discorsi che si fanno stanno uscendo da ogni logica. Meno male che il virus del 1918, resuscitato dal permafrost artico e ricostituito in laboratorio si era rivelato un virus aviario...
Inoltre come ha recentemente fatto notare anche il vecchio E. Kilbourne molti pazienti del 1918 morirono di polmonite batterica; va da sè che una ricerca accurata sulla presenza di batteri nei tessuti delle vittime di questo nuovo H1N1 potrebbe dare un'indicazione di cosa si debba fare, per esempio, se ci sono patogeni antibiotico-resistenti o appartenenti a particolari specie. L'esperienza con la panzoosi di H5N1 non è - da questo punto di vista - incoraggiante: il numero talmente esiguo di autopsie eseguite sui pazienti deceduti non ha portato a nessuna conclusione certa sulle caratteristiche anatomo-patologiche dell'infezione umana da virus H5N1.

Giuseppe Michieli ha detto...

Il testo di Kilbourne:

''The Journal of Infectious Diseases 2009;199:913–913
© 2009 by the Infectious Diseases Society of America. All rights reserved.
0022-1899/2009/19906-0020$15.00
DOI: 10.1086/597046
CORRESPONDENCE
Commentary on Fatalities in the 1918–1919 Influenza Pandemic

Correspondence

Commentary on Fatalities in the 1918-1919 Influenza Pandemic

To the Editor - After the first pandemic in the age of modern virology in 1957, a symposium entitled ''Virus Virulence and Pathogenicity'' that was devoted chiefly to influenza was held at the Ciba Foundation headquarters in London in 1959. At this meeting, I presented a paper entitled ''The Severity of Influenza as Reciprocal of Host Susceptibility''(1), in which I described the experience at New York Hospital, where most fatalities occurred by cardiopulmonary problems related to rheumatic heart disease or physiologic changes in the third trimester of pregnancy or in patients with secondary bacterial pneumonia(2). This experience was similar to that of other teaching hospitals at the time. I was struck by the fact that, in my laboratory, influenza virus isolated from persons with fatal cases differed in no discernible way - including virulence in mice - from virus recovered from those with nonfatal cases of brief duration(3).
The best documented fact of 1918-1919 is that all but a few who died of ''influenza'' died with, if not of, secondary bacterial pneumonia. I wrote at the time, ''The virus of 1918 was undoubtedly uniquely virulent, although most patients experienced symptoms of typical influenza with a 3-to-5 day fever followed by complete recovery. Nevertheless, although diagnostic virology was not yet available, bacteriology was flourishing and many careful post-mortem examinations of patients by academic bacteriologists and pathologists disclosed bacterial pathogens in the lungs'' (4, p.9). In fact, it was a time of high bacterial prevalence and epidemicity, during which army camp fatalities in patients with measles were not uncommon.
In their recent report in the Journal, Morens et al. (5) returned to 1918-1919 lung tissue samples from patients with fatal influenza and found ''severe changes indicative of bacterial pneumonia'' (p. 962). In essence, this is confirmatory of the histopathology described by skilled pathologists at the time. Although in the present-day analyses bacteria in large numbers were seen in some lung sections, apparently none were cultivable and definitively identifiable. Nevertheless, the authors have provided a valuable service in allowing us to stand on firmer ground in predicting the need for adeguate stockpiles of antibiotics in anticipation of future pandemics. The main lesson of the 1957 pandemic should be stressed as well - that influenza virus infection without bacterial coinvaders can kill hosts who are physiologically compromised.
Because my earlier published studies(1,4) provide additional evidence of influenza fatalities in the absence of bacterial coinvasion, they should be added to Morens et al.'s bibliography of 95 publications in guiding future action in pandemic planning.

Edwin D. Kilbourne
(Department of Microbiology and Immunology, New York Medical College)

References.
(1) Kilbourne ED. The severity of influenza as a reciprocal of host susceptibility. In: Ciba Foundation Study Group, No. 4. Virus Virulence and pathogenicity. Boston, Little, Brown and Co., 1960.
(2) Louria DB, Blumenfeld HL, Elllis IT, Kilbourne ED, Rogers D.E. Studies on influenza in the pandemic of 1957-58. II. Pulmonary complications of influenza. J Clin Invest. 1959.
(3) Kilbourne ED. Studies on influenza in the pandemic of 1957-58. III. Isolation of influenza A (Asian Strain) viruses from influenza patients with pulmonary complications: details of virus isolation and characterization of isolates, with quantitative comparison of isolation methods. J Clin Invest. 1959.
(4) Kilbourne ED. Influenza pandemics of the 20th Century. Emerg Infect Dis. 2006.
(5) Morens DM, Taubenberger JK, Fauci AS. Predominant role of bacterial pneumonia as a cause of deaths in pandemic influenza: implications for pandemic influenza preparedness. J Infect Dis. 2008.
-
http://www.journals.uchicago.edu/doi/abs/10.1086/597046?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori:rid:crossref.org&rfr_dat=cr_pub%3dncbi.nlm.nih.gov
------''

Anonimo ha detto...

Scusate ... esprimerò ora un mio commento personale, da non competente, che però sono convinto sia la chiave interpretativa più corretta di questo pasticcio (o presunto tale). Se sbaglio correggetemi, ma non insultatemi ... :-)

1) i cosiddetti vaccini del 1918-1919 sono stati i veri responsabili della "tempesta di citochine" nei giovani. Erano delle autentiche schifezze e sono stati inoculati, a militari e civili, mi auguro in buona fede, a più riprese e con le motivazioni più diverse, causando letteralmente la distruzione del sistema immunitario dei riceventi e favorendo una reazione auto-implodente *errata*. La "tempesta di citochine", appunto;
2) questa "tempesta", quindi, se avverrà sarà unicamente il risultato di vaccinazioni non propriamente "ortodosse" (non dico volutamente non "ortodosse") unite ad una serie di altre concause determinanti (indebolimento fisico già presente, nutrimento errato, ambiente inquinato, fattori nervosi e stati psicologici negativi);
2) una persona in possesso di un sistema immunitario in buone condizioni riuscirà sempre, o quasi sempre, mediante la reazione febbrile (a 38,3° esatti), a debellare praticamente ogni tipo di virus (tranne quello della ... polmonite).

Non ho altro da aggiungere se non che tutto questo gran parlare mi pare più che ben motivato anche se per scopi opposti a quelli detti. Non è forse vero che, solo negli stati uniti, ci sono più di cento laboratori in cui si studiano e si programmano, ormai da diversi decenni, le future guerre batteriologiche? Forse queste guerre avranno successo, ma se non esiste un "cavallo di troia" che apra loro la "porta" sono destinate a fallire miseramente. Il quesito che mi pongo alla fine è questo: questo "cavallo di troia" è forse già presente in alcuni di noi? (non sto parlando di alieni ... sia ben chiaro).
Buona serata a tutti.

Andrea