martedì 12 maggio 2009

Abruzzo: piove sul bagnato



Non dimenticheremo il drammatico terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo il mese scorso.
La vita nelle tendopoli deve essere dura. Durissima. Notizie come quella appresa oggi fanno preoccupare per lo stato di salute degli sfollati. Secondo quanto riporta la stampa "il caldo, la presenza di animali e le pracarie condizioni igieniche favoriscono l'insorgere di pericolose patologie. A conferma, un caso di tubercolosi e' stato riscontrato nella tendopoli di Pizzoli".
Personalmente non condivido la decisione politica di attendere che agli sfollati sia costruita una casa. I tempi di attesa non sono compatibili con la vita sotto le tende e nonostante Berlusconi prometta tempi record i fatti lo smentiscono (quest'oggi Bertolaso avrebbe firmato l'accordo per l'assegnazione dei terreni su cui si costruiranno le abitazioni... quanto tempo passerà per vederle in piedi?).
L'esperienza del terremoto Marche-Abruzzo del 1997 ha sicuramente insegnato che destinare dei container agli sfollati significa condannarli ad un lungo periodo di ristrettezze abitative.
Ma un container è un luogo privato, dove si può vivere una relativa intimità familiare, dove c'è privacy e non la forzata condivisione di spazi, bagni, aria che si respira.
Inoltre, forzare molte persone a condividere ambienti comuni comporta un rischio infettivo da non sottovalutare. Mi domando cosa potrebbe accadere se una pandemia influenzale colpisse l'Aquila.
La costruzione delle abitazioni per gli abruzzesi sfollati è una corsa contro il tempo. Speriamo che le case arrivino prima della pandemia, altrimenti la decisione politica di preferire le "case tra qualche mese" ai "container subito" sarà pagata a caro prezzo.

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