sabato 9 maggio 2009

Nono caso italiano e alcune considerazioni

Il Comunicato ministeriale n. 198 del 9 maggio 2009 trasmette ufficialmente la notizia del nono caso notificato di influenza da nuovo virus A/H1N1.
I casi in Italia sono in aumento e questo non ci stupisce. Ciò che preoccupa è che il nono caso è il fratello e il nipote di due casi precedentemente infettati. Si tratta del terzo caso che occorre nello stesso nucleo familiare:
(estratto)... Si tratta di un bambino di 2 anni visitato il 7 maggio all’Ospedale Bambin Gesù di Roma per sintomatologia influenzale e febbre. Il piccolo, che attualmente è a casa, è il fratellino del bambino di 11 anni risultato positivo al virus dell’influenza A/H1N1 il 4 maggio scorso dopo essere rientrato in Italia da un viaggio in Messico. L’uomo di 70 anni risultato positivo ieri , è il nonno dei due bambini.
Se c'è una cosa chiara è che il virus si trasmette molto bene da uomo a uomo.
Una cosa non mi è chiara. Secondo il Comunicato n. 199 nell'Ordinanza del 4 maggio si stabilisce quanto segue:
(estratto) è previsto che i soggetti individuati dalla struttura sanitaria territoriale di riferimento come “contatti stretti” di casi confermati di infezione dal virus A/H1N1 siano sottoposti, da parte dell’ Autorità sanitaria competente, a chemioprofilassi e sorveglianza sanitaria, per un periodo di 7 giorni.
Questa ordinanza modifica la Circolare alle Regioni per implementare le misure di prevenzione e controllo volte a fare fronte al possibile ingresso dell’infezione del 28 aprile, modificata il 2 maggio 2009. In quel documento si diceva che la sorveglianza sanitaria doveva essere attuata sui contattai stretti dei casi probabili.
La differenza è notevole. Il caso è probabile quando un individuo presenta sintomi simil influenzali, proviene da zone affette e viene testato con un test rapido risultando infettato con virus influenzale di tipo A. Da questa valutazione alla successiva valutazione, effettuata dall'ISS, necessaria per la diagnosi di certezza, possono passare anche 2-3 giorni. In questi giorni l'autorità sanitaria, secondo quanto previsto dalla Ordinanza del 4 maggio, non avrebbe alcun obbligo...
Se lo sforzo da parte della nostra Sanità Pubblica deve essere quello di contenere la diffusione del virus, mi sembra che non ci siano le premesse per essere efficaci.

1 commento:

Giuseppe Michieli ha detto...

Certo è una pratica dissimile - per dire - da quella messa in atto a Hong Kong...

Ma può anche darsi che i farmaci siano stati dati - e noi non lo possiamo sapere al momento - e i 'contatti' non li abbiano assunti, oppure che il dosaggio fosse errato, o anche che il farmaco non funzioni...

E' necessario un rapporto dettagliato che - occorre dirlo? - difficilmente raggiungerà i canali di informazione e i comunicati stampa del ministero.

Sta anche a chi ha in carico questi pazienti e i loro 'contatti' attuare una pratica di sorveglianza efficace, attuando tutti i possibili metodi per contenere una ulteriore diffusione della malattia.

E' difficile.

Bisogna consideare la possibilità che il virus sia già presente nel territorio nazionale da piu' tempo di quello che indicano le date di conferma dei casi.

Il traffico aereo fra il nordamerica e l'Italia non è cosa indifferente; la possibilità di contenimento si riduce enormemente con il trascorrere del tempo e le pratiche burocratiche - peraltro non esercitate e verificate prima delle emergenze - rappresentano spesso un ulteriore aiuto alla diffusione delle malattie infettive.

Io non posso dire se tutte queste circostanze siano aderenti alla attuale realtà italiana. Posso solo augurarmi che si comprenda l'importanza di ''rallentare'' il piu' possibile la diffusione di patologie emergenti.

La storia recente, chikungunya e West Nile, può insegnare.