sabato 13 ottobre 2007

Comunicare per crescere


Nei giorni 14 - 16 ottobre 2007 si terrà a Pisa la X conferenza di Sanità Pubblica.
In programma interventi su influenza, emergenze di salute pubblica e pandemia influenzale. Spero possa essere un interessante occasione di confronto.

Mentre ieri, 12 ottobre, sono rientrato da un corso di formazione sulla comunicazione in caso di pandemia influenzale organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità.
Il corso ha superato le attese: ottimi docenti e fantastico clima in aula, ma una triste considerazione: se domani scoppiasse una pandemia influenzale avremmo seri problemi di comunicazione su tutti i fronti, tra le istituzioni, tra operatori sanitari, tra istituzioni e popolazione. Spesso durante il corso mi sono chiesto: mentre io, semplice (inutile?!) specializzando, sono qui... dove sono i direttori dei dipartimenti di prevenzione? Dove sono i primari? Dove sono i responsabili della pianificazione per la preparazione e il controllo della pandemia influenzale delle regioni?

Sono sempre più convinto che garantire un'ottima comunicazione interna (tra le istituzioni o i servizi di una stessa struttura) ed esterna (con la popolazione) si rivelerà un'arma fondamentale nella lotta alla pandemia influenzale. La Sanità Pubblica dovrebbe lavorare intensamente sulla comunicazione, pianificando e implementando le azioni pianificate. La comunicazione dovrebbe essere considerata una vera e propria "misura di sanità pubblica".

Da oggi PandemItalia aggiunge una nuova etichetta: Comunicazione!

3 commenti:

GIUSEPPE M ha detto...

Fino a questo momento - e dal 2003 - la parola d'ordine della comunicazione è stata 'diffusione della paura'. Inutile nascondersi dietro versioni annacquate del discorso: come anche riportato in documenti ufficiali o semi-ufficiali di organizzazioni internazinali, la diffusione della paura ha e avrà un ruolo centrale nell'intervento pre e post-pandemico. La paura copre eventuali mancanze da parte delle autorità a tutti i livelli, centrali e locali; coprirà le limitazioni alla libertà di movimento e altri diritti costituzionali. La questione della comunicazione in caso di catastrofe è al centro di documenti ponderosi stilati da amministrazioni di grandi potenze straniere, poichè ben si adatta al controllo sociale visto come chiave di volta per mantenere la continuità di governo. Ora è noto a tutti come sia le strutture sanitarie che amministrative vengano messe in grave stress durante qualsiasi emergenza - di routine, come terremoti, incendi, attentati terroristici, guerre, inondazioni ecc. - figuriamoci in caso di eventi 'inattesi' per gravità e magnitudine. La preparazione promessa da molti non è stata implementata, sia per mancanza di strumenti efficaci - vedi vaccini e protocolli terapeutici, vedi per mancanza delle strutture di accoglienza (ospedali da campo, reparti di degenza e di quarantena, sistemi per l'approviggionamento alimentare e di prodotti farmaceutici) rende la situazione ingestibile. La paura come controllo sociale è sempre stata usata - a partire dalle grandi campagne della 'guerra fredda' - per tenere buona la popolazione e per renderle accettabile la prospettiva di morte e distruzione. L'ostinazione con la quale tutte le maggiori potenze mondiali dimostrano nel rigettare una vaccinazione preventiva per i virus H5 pone grandi questioni su quale sia veramente l'obiettivo strategico dei 'piani pandemici e per i grandi rischi'. Questa considerazione anche in prospettiva futuri disastri ambientali o di guerre preventive, anche contro infrastrutture nucleari con dispersione di elementi chimici tossici nell'ambiente.

Daniel Fiacchini ha detto...

Parli di comunicazione troppo in generale. Di quali documenti parli? Io penso ad una Sanità Pubblica che è un movimento di organizzazioni istituzionali e non istituzionali, gruppi, persone che compiono sforzi per garantire la salute delle comunità. Gli attori sanitari che si occupano di Sanità Pubblica devono pianificare, organizzare, coordinare azioni specifiche, fra le quali azioni di comunicazione. L'OMS ha pubblicato una Guida per la comunicazione del rischio che è un capolavoro. Applicarla significherebbe limitare i danni di una comunicazione in mano ai media e agli interessi di parte di cui dicevi, ma sono interessi di parte! Non tutti lavorano per diffondere la paura!

GIUSEPPE M ha detto...

Il problema delle fonti è cruciale, ben detto. Ma io non posso citare documenti governativi o di organizzazioni internazionali e nel contempo esprimere delle critiche. Tutti i documenti sono comunque disponibili liberamente presso gli archivi online della Homeland Security, CIA, Dipartimento della Difesa USA, dell'OMS, della Trust of America (sic), e del governo del Regno Unito. Per quanto riguarda la 'diffusione della paura' è una citazione testuale di un documento semi-ufficiale di una organizzaione che è meglio non citare in questa sede. Il documento è pubblico. Nessun segreto, basta cercare!