giovedì 30 aprile 2009

29 aprile 2009: riflessioni

NB: il seguente post è stato scritto dal Dott. Gualtiero Grilli prima della dichiarazione di passaggio alla fase 5 (e per questo motivo il pasaggio di fase non viene accennato). Pubblicarlo è comunque d'obbligo per le interessanti considerazioni di chi lavora quotidianamente sul campo nel tentativo di organizzare e gestire la preparazione e la risposta alla pandemia influenzale...

Al termine della giornata odierna (29/4/2009) vale forse la pena di riflettere sullo stato attuale della situazione. Dal punto di vista della diffusione della malattia, tutto sembra procedere come previsto: i casi continuano ad aumentare, ma questo è ovvio visto che adesso si ricercano attivamente e che il virus comunque si trova in una popolazione ovunque suscettibile; le autorità sanitarie internazionali continuano ad essere caute, e questo è corretto visto che ancora non è possibile avere dati significativi sul il tasso di riproduzione medio della infezione (il numero medio di casi secondari che hanno origine da ciascun caso) né sul livello di gravità della malattia. Per avere con ragionevole certezza questi parametri è necessario un numero di casi molto maggiore e una analisi epidemiologica più lunga.
E’ interessante notare (in questo caso basandosi solo sull’esperienza personale e non su un qualche rilevamento basato su dati oggettivi) che l’interesse dei mezzi di comunicazione di massa e, conseguentemente, del pubblico appare già in fase discendente. Sembrerebbe che, dopo le prime notizie assolutamente allarmistiche, il ridimensionamento della mortalità faccia già pensare ad un falso allarme. Questa opinione è stata rilevata anche nei sanitari, compresi i medici, non specificatamente addetti ai lavori. A questo ha contribuito anche una serie di messaggi rilasciati dagli esponenti politici nazionali che hanno sottolineato l’assoluta preparazione nazionale.
In questa fase, la sensazione generalizzata di falso allarme e di pericolo scampato sembra prematura almeno quanto l’allarmismo iniziale per i seguenti motivi:
come già detto le caratteristiche del virus sono ancora da accertare quindi per fare previsioni di qualunque tipo è opportuno aspettare ancora qualche giorno;
il virus è capace di rapide variazioni che possono riguardare anche la patogenicità quindi, anche in questo caso, il giudizio di pericolo o non pericolo deve essere sempre provvisorio; ad esempio nel 1918 la seconda ondata epidemica è stata diversa dalla prima (più grave nel caso specifico ma avrebbe potuto essere anche meno grave);
il livello di preparazione del sistema sanitario e sociale sicuramente è il migliore degli ultimi anni, anche perché, per la prima volta, la preparazione alla pandemia è stata oggetto di pianificazione e di formazione, tuttavia definirlo “pronto” sembra un po’ ottimistico: molte procedure già definite non sono mai state messe alla prova, altre procedure sono ancora da definire; infine gli stessi meccanismi della catena di comando e della comunicazione, a volte sembrano funzionare non perfettamente anche in condizioni normali e quindi potrebbero non possedere la precisione e la rapidità necessarie in condizioni di emergenza nazionale (e non localizzata come un terremoto).

Esistono anche aspetti positivi nella situazione attuale: tutti gli organismi nazionali e regionali sembrano utilizzare questo breve tempo prima della presumibile diffusione europea del virus lavorando con grande impegno e colmando, almeno in parte, le lacune e i ritardi accumulati in precedenza, ciascuno con i propri problemi di carenza di personale e di risorse, come è noto.In conclusione il messaggio che andrebbe proposto è quello di cercare di restare più vicini possibile ai fatti e alle evidenze scientifiche anche se, proprio per diventare evidenze, queste richiedano un tempo più lungo di quello a cui ormai sono abituati i mezzi di comunicazione e il pubblico.

Gualtiero Grilli - Componente del Comitato Pandemico Regionale della Regione Marche, Responsabile per il Servizio Salute PF Sanità Pubblica del settore Vaccinazioni e Malattie Infettive.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

In realtà quello che ancora manca completamente è una indicazione precisa (ed affidabile) sulla gravità della malattia. Non è possibile - al momento - sapere quanti dei pazienti infettati abbiano avuto seri problemi respiratori, visto che dei casi messicani si sa molto poco. In particolare penso che la campana dell'allarme reale e gravissimo suonerà nel momento (speriamo che non arrivi!) in cui ci saranno dei morti negli USA.

C'è da aggiungere che oggi l'OMS ha reso nota una procedura per la diagnosi veloce mediante real time PCR dell'infezione, il che non lascerà per giorni in sospeso i casi sospetti (in questo momento bisogna sequenziare l'emagglutinina)come sta accadendo ora.

Ritengo improbabile, invece, un aggravamento futuro della sindrome. I virus, in generale, si adattano all'ospite diminuendo la loro patogenicità, ed è prevedibile (e sperabile) che questo accada anche stavolta.


RB

Giuseppe Michieli ha detto...

Bene negli ultimi sei anni sono stati spesi milioni e milioni di dollari per finanziare ricerche sui determinanti genetici dell'influenza, umana, aviaria e pandemica, con pubblicazioni best-seller sul resuscitato virus della 'Spagnola'. Bene, ora non sarebbe il caso di usare qualcuna di queste ricerche per investigare un po' fra i segmenti di questo nuovo H1N1?
Perchè altrimenti suonerebbe molto sospetto l'uso che si è fatto del denaro pubblico in USA e altrove e poi arrivare a questo punto totalmente privi di orientamento su cosa ci si debba aspettare (non parliamo poi del clamoroso fiasco della sorveglianza nel continente americano).
Ora il virus della Spagnola come sappiamo è stato ricostruito e ampiamente riprodotto in vari laboratori nel mondo.
I determinanti della sua incredibile patogenicità nell'uomo non sono ancora completamente acclarati ma almeno qualche conclusione è stata raggiunta: alcuni hanno puntato l'indice sul complesso delle polimerasi (delle proteine essenziali alla replicazione virale), alla struttura della proteina non strutturale e in particolare di una sua porzione e così via. Bene, adesso è l'ora di analizzare questo nuovo virus e vedere se si trovano analogie con quello della grande pandemia del 1918. Non vorrei sempre pensare male ma sembra che gli stessi che richiamavano l'attenzione internazionale sulle loro grandi scoperte ora siano stranamente silenti e prudenti: non sarà mica che non si fidano delle loro ricerche? Può darsi. D'altra parte nel 1999, al tempo del lancio sul mercato dei NA-inibitori, molti di questi autori dicevano già che l'influenza era alle corde. Poi si è visto come il virus stagionale H1N1 è diventato resistente a uno di questi composti nel breve giro di qualche mese fra il 2007 e il 2008. Non parliamo poi di farmaci rimasti ''orfani'' perchè poco appetibili al mercato (magari perchè iniettabili anzichè in capsule). Ora ci sarebbe utile avere dei farmaci disponibili per via iniettabile e non solo da ingerire, cosa difficoltosa con pazienti molto ammalati. Le continue richieste di alcuni ricercatori di sperimentare nuovi protocolli terapeutici sono finiti nel nulla, nonostante favorevoli indizi di efficacia. Perchè qui non stiamo parlando di robetta: con oltr ottocento milioni di persone malnutrite, alla fame, senza acqua corrente, a quelli che vivono negli immensi slums delle megalopoli asiatiche, o nelle bidonville africane, dove imperversa l'Aids e la tubercolosi, bene a tutta questa gente qui chi lo va a dire che non avranno nè vaccini nè antivirali nè niente altro? Non è forse questo l'inizio di un potenziale immane genocidio? Che faranno poi i superstiti di questi popoli, una volta che dall'OMS e dalle altre agenzie o istituti quelli che oggi chiamano alla solidarietà usciranno dal bunker mentre interi generazion intere sparivano? Voglia il caso che non sia così. Ma è difficile nascondersi dietro la verità che ci sta di fronte: siamo stati colti di sorpresa, e subito si è levata la bandiera bianca: ora ognuno per sè e dio contro tutti.

Anonimo ha detto...

Putroppo ancora è presto.

Al momento il virus non è disponibile (parlo per esperienza personale, come Manuel può immaginare, sapendo di cosa mi occupo e la posizione che rivesto).

O si ha la "fortuna" (si fa per dire) di riuscire ad isolarlo da un paziente, oppure bisogna chiederlo a chi l'ha isolato, che ti risponde cortesemente che al momento non l'ha disponibile per dartelo, e ti mette in lista di attesa.

Inoltre le analogie con la spagnola sono davvero ardite, visto che il virus è un complesso mosaico e che l'emagglutinina è completamente diversa.

L'unica cosa disponibile sono le sequenze, ma con quelle si può fare molto poco se non la diagnostica.

RB

Anonimo ha detto...

Scusate, volevo dire "Daniel" non "Manuel"...

RB

Giuseppe Michieli ha detto...

Non sono io a fare paragoni con la spagnola...

Anonimo ha detto...

Io ho paura. E se succederebbe veramente una pandemia. Come bisogna comportarsi? Viola dal blog http://blog.libero.it/ViolaPensa/

Giuseppe Michieli ha detto...

E chi non ha paura? E' una reazione normale ,vorrei vedere! Nemmeno i piu' addestrati soldati, quando arrivano sul campo di battaglia, non possono non sentire la paura. L'utilizzo di semplici strumenti può ridurre grandemente la probabilità di contrarre malattie respiratorie. Fra questi: il lavaggio accurato delle mani, spesso, e comunque dopo essersi soffiati il naso, prima di mangiare qualunque cosa, dopo esseri stati in bagno, al rientro dal lavoro (e possibilmente sul posto di lavoro); il lavaggio delle mani è una procedura che occorre imparare bene e renderla automatica; l'etichetta respiratoria: coprire sempre con un fazzoletto di carta - che poi verrà gettato in un apposito contenitore della spazzatura - la tosse; non toccare mai gli occhi, il naso e la bocca senza prima aver lavato le mani; soffiarsi il naso con un fazzoletto monouso; lavarsi quindi le mani. Se ci si sente poco bene, si ha la febbre, non andare al lavoro o a scuola o all'università; rimanere a casa e se la febbre supera i 38C consultare subito il medico (e comunque chiedere assistenza se compaiono sintomi generalizzati o difficoltà respiratorie anche senza febbre); rimanere a casa dopo lo sfebbramento per almeno una settimana; non mandare i bambini a scuola se sono febbricitanti; consultare il pediatra; un giorno a casa da scuola è meglio che chiudere un'intera scuola per un mese... Molti consigli e guide utili sono disponibili un po' dappertutto, ma specialmente sul sito del Ministero della Salute, su quello di Epi-Centro e all'interno di questo blog. Per ogni domanda riguardo l'emergenza attuale c'è anche il numero 1500 a cui ci si può rivolgere. Consultare sempre il medico se insorgono malesseri non altrimenti spiegabili. Lasciare da parte pudori e paure nel chiedere aiuto: tutti ne abbiamo bisogno, da sani e da malati. Siamo tutti sulla stessa nave, vale la pena galleggiare insieme. Arrivederci.