martedì 19 febbraio 2008

Maschere chirurgiche? No grazie!


L'invito rivolto alle economie domestiche svizzere di dotarsi di mascherine protettive, in vista di un'eventuale pandemia influenzale è poco seguito. Solo una persona su dieci ha seguito questa raccomandazione. Lo indica un sondaggio dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) che l’anno scorso aveva consigliato l’acquisto delle stesse protezioni. La maggioranza degli interrogati non ha l'intenzione di comperare maschere per il momento. Circa la metà non crede che ci sarà una pandemia. Inoltre, un terzo degli intervistati dubita dell'efficacia di tali mascherine (Fonte: Ticinonews).
Il bilancio non è incoraggiante e la percezione del rischio pandemia nella popolazione svizzera sembra minimo: questo è preoccupante. Provo a vedere il “bicchiere mezzo pieno”: in Svizzera la Sanità Pubblica ha tentato di sensibilizzare la popolazione rispetto all'utilizzo delle mascherine chirurgiche ed ha valutato la percezione del rischio della popolazione sulla pandemia influenzale. In Italia nessuna delle due cose è stata fatta.
Io, fossi Svizzero, non mi lamenterei!

1 commento:

GIUSEPPE M ha detto...

Le maschere chirurgiche sono una protezione da associare ad altre (lavaggio frequente della mani, quarantena, profilassi farmacologica), e soprattutto possono essere usate male oppure non essere alla portata di molte persone a basso reddito (questo al di fuori della Svizzera, s'intende).
Purtroppo non trattengono le particelle più piccole che possono entrare nelle vie respiratorie di chi le indossa (sono progettate per proteggere dall'aria che esce dalla bocca e dal naso del medico), e che in molti casi permangono nell'ambiente per molte ore dopo l'uscita del malato.
Comunque, meglio che niente.
In Italia manca totalmente l'informazione.
Dappertutto, a tutti i livelli.
La popolazione generale si troverà a far fronte a una emergenza senza alcuna regola utile di comportamento.
E' impensabile continuare in questo modo.
Anche e soprattutto a partire dal servizio pubblico: dai pronto soccorso dove si resta ore e ore a contatto con pazienti con infezioni acute respiratorie che non sono messi assieme e senza che indossino le maschere (ma scherza!, dice, sua madre non è infettiva!, ma come? dico, lei ha forse già le analisi batteriologiche?, no! dice, si vede a occhio...)
Bene. Questo è quanto.
E potrei continuare.
C'è stato un caso di Mycoplasma pneumoniae in un paziente di ritorno da Bali, Indonesia, zona interessata dall'epizoosi di H5N1. E' rimasto ore in PS senza alcuna protezione, tossendo, febbricitante, con sudorazione profusa, brividi, vomito, e tutti intorno parenti, amici, altri astanti. Il paziente è stato poi rimandato a casa, quindi tornato al PS per rivalutazione (ancora a contatto senza protezione per ore), quindi ricoverato in Infettivologia dove è rimasto tre settimane (il tempo per ottenere un risultato dalle colture è stato molto più lungo di un'occhiata!).
In queste condizioni, che differenza può fare una maschera chirurgica a domicilio?
Bisogna che la gente sappia.
Che gli operatori sappianono.
Che le strutture sanitarie mettano sempre in opera le misure non dico epidemiche ma almeno di buon senso, come per esempio separare i pazienti respiratori dagli altri e almeno mettergli una maschera.
Capisco le siamo sempre in campagna elettorale, poi le discariche di rifiuti e tutto il resto, poi però non dite che non l'avevamo detto.