mercoledì 13 febbraio 2008

La fine del mondo – The end of the world


Sarà un meteorite? O Forse il cambiamento climatico?
Sono 5 le ipotesi, più o meno plausibili, per cui la nostra civiltà un domani potrebbe finire per estinguersi, almeno secondo Green Daily.
Carina l’idea del disastrometro (il termometro del disastro), mediante il quale è possibile verificare quante probabilità vi sono che ciascuna delle catastrofi contemplate si realizzi:
  • Il sopravvento dell’intelligenza artificiale – 1 possibilità su 10
  • La caduta di un meteorite – 4 possibilità su 10
  • Il culmine del petrolio – 6 possibilità su 10
  • Una pandemia – 5 possibilità su 10
  • Cambiamenti climatici – 8 possibilità su 10
Relativamente all’evento pandemico Green Daily afferma che il pericolo non dovrebbe essere sottostimato e che si sta facendo molto lavoro per evitare che una pandemia di un qualsiasi microrganismo provochi la temuta fine del mondo.
Anche se l’argomento è scherzoso è interessante notare che il rischio pandemico è percepito come reale. Lo sappiamo già: una pandemia influenzale ad impatto severo non sterminerà il mondo. La Pandemia del 1918 è stata responsabile di decine di milioni di morti. La Pandemia del 1918 ha determinato un tasso di letalità pari al 2-5%. Il tasso di letalità dell’H5N1 (il virus aviario che, vista l’ampia diffusione, potrebbe essere il prossimo virus a “umanizzarsi” ed essere responsabile di una pandemia influenzale) ha un tasso di letalità pari al 60%. Nel passaggio da virus aviario a virus umano potrebbe accadere quello che tutti si augurano: una riduzione di virulenza. Ma anche se questo accadesse e il tasso di letalità si riducesse di dieci volte, fino a raggiungere il 6%, il mondo intero si ritroverebbe ad affrontare una catastrofe. Rispetto alle convinzioni rassicuranti di Green Daily, secondo cui il rischio pandemico è qualcosa che i Governi stanno considerando molto seriamente... c’è da fare chiarezza.
Non mi risulta che la preparazione ad una pandemia influenzale sia in cima alle priorità del nostro Governo. Ciclicamente le emergenze sanitarie vanno di moda. Ultimamente è stata la volta delle morti sul lavoro. L’Aviaria non preoccupa più nessuno e la preparazione ad una pandemia influenzale è ormai fuori moda. Risultato? Poche, pochissime risorse erogate per garantire la necessaria preparazione ad un evento potenzialmente devastante. Così nel 2006 (quando l’Aviaria faceva tendenza) il nostro Governo ha costituito importanti scorte di farmaci antivirali (40 milioni di dosi) e stipulato, con tre delle maggiori aziende produttrici di vaccini, contratti di prelazione (con durata fino al dicembre del 2010) che acquisiscono il diritto alla fornitura di circa 36 milioni di dosi del futuro vaccino pandemico.
Ma i farmaci antivirali saranno ormai prossimi alla scadenza e 36 milioni di dosi di vaccino equivalgono a coprire circa il 55% della popolazione italiana. Una pandemia influenzale non sarà la causa della fine del Mondo, ma c’è ancora un mondo di cose da fare per evitare che il Mondo sia messo in ginocchio da una pandemia influenzale.
La notizia in italiano su Corriere della Sera.it

1 commento:

GIUSEPPE M ha detto...

Ancora meglio leggersi il romanzo di Anthony Burgess ''The End of The World News'', che a partire dal titolo è un'amara (ma non troppo) satira sulle notizie di disastri terrificanti.
A parte ciò, è vero che l'A/H5N1 ha un tasso medio di letalità del 60 per cento, ma è appunto un 'tasso medio' calcolato mettendo assieme i casi umani registrati ufficialmente dall'OMS sin dal 2003 in quattordici paesi diversi, causati da ceppi virali appartenenti a linee evolutive distinte (cladi) con proprietà antigeniche e genetiche dissimili. Ora la media è ottenuta sommando il 100 per cento di mortalità osservata in Cambodia, con l'80 dell'Indonesia, il 33 della Turchia, il 29 del Vietnam e così via.
Esiste una difficoltà di fondo nella previsione di un evento pandemico derivato dal virus H5N1, e concerne proprio la sua capacità di trasmissione interumana in caso di mortalità estremamente elevata. Secondo il rapporto OMS 'Avian Influenza at the Human Interface', sebbene improbabile la comparsa di un virus A/H5N1 trasmissibile fra uomo e uomo tramite mutazioni adattative (e non via riassortimento fra subunità di virus aviari e umani) non si può escludere; tuttavia, viene aggiunto, i modelli di diffusione elaborati mostrano come un virus di questo genere avrebbe difficoltà a diffondersi su larga scala. (Sempre fino a prova contraria).
L'efficacia di vaccini pre-pandemici è da stabilire, ma verrebbe da pensare che alcuni governi dovranno valutare i rischi di una immunizzazione con un farmaco mai sperimentato prima piuttosto che affrontare indifesi una malattia potenzialmente fatale, e con quali numeri.
Sui farmaci antivirali, bisogna dire che l'ultimo rapporto redatto da un gruppo di esperti - sponsorizzato dall'OMS - sembrano ridurre la mortalità nei pazienti affetti da H5N1: in un pool di pazienti trattati si è osservato un tasso di letalità del 53 per cento contro circa il 90 del gruppo di pazienti non trattati. Si tratta di dati non randomizzati, e non facenti parte di un trial vero e proprio.
Il problema rimane sempre quello: aspettare e vedere, oppure giocare d'anticipo e investire su vaccini e farmaci, anche innovativi?, ben sapendo che una volta iniziata la pandemia non si fermerà semplicemente ascoltando i comunicati stampa.