mercoledì 7 novembre 2007

La parola a Donato Greco



Ecco le parole di Donato Greco, Direttore Generale del Dipartimento Prevenzione e Comunicazione del Ministero della Salute e Direttore del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), intervenuto all'Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione della V conferenza internazionale sulla sorveglianza dei fattori di rischio comportamentali.

"Il virus è arrivato in Europa - dice - ma non in Italia. Per il nostro Paese è troppo presto, abitualmente infatti - spiega - ce lo aspettiamo per la fine di novembre. E si sa, l'influenza è un orologio preciso. Raggiunge il suo apice nella terza settimana di gennaio e se ne va a fine marzo". La campagna vaccinale "è partita", assicura, e "il vaccino è quello giusto. Ed è già stato distribuito nelle farmacie e nelle Asl in questi giorni, gratuito per gli over 65 e i bambini con malattie. Ma - aggiunge - diamo una mano anche al Paese. L'influenza ci costa una 'tombola' in milioni di casi di lavoro perso, concentrati in poche settimane. Per cui gli operatori di servizi utili, a partire da insegnanti, medici, conducenti di mezzi pubblici e poliziotti dovrebbero vaccinarsi. Il periodo migliore resta quello tra il primo novembre a Natale".

Qualche considerazione da parte mia.
Quest'anno, per la prima volta, mi vaccino. Perchè non l'ho fatto negli anni passati?
  1. Per ignoranza;
  2. perchè essendo un medico di sanità pubblica non mi è mai capitato di stare a contatto con molti pazienti;
  3. perchè non mi sono mai chiesto se era importante vaccinarsi;
  4. perchè nessuna campagna informativa/comunicativa mi ha fatto riflettere sull'importanza della vaccinazione.

Perchè lo faccio quest'anno?

  1. Perchè ho capito l'importanza strategica della vaccinazione degli operatori sanitari;
  2. perchè potrei venire a contatto con molte persone, quindi potrei essere contagiato e contagiare altri;
  3. perchè l'influenza "mette ko" e non mi va di stare male;
  4. perchè potrei essere impegnato in lavori interessanti e l'influenza potrebbe indurmi a perdere intere giornate di lavoro.

5 commenti:

GIUSEPPE M ha detto...

Sì certo, la vaccinazione influenzale per il personale sanitario e in genere per tutti coloro sono impegnati nei servizi minimi essenziali (elettricità, trasporti, acquedotti, polizia, esercito, addetti agli impianti chimici a ciclo continuo, e così via) è consigliabile per diminuire l'assenteismo e costi di assistenza che ricadono sulla fiscalità generale. Ma anche - e soprattutto - per ridurre la circolazione virale complessiva nella popolazione generale: questo è evidente per i medici e gli infermieri, che se sono ammalati possono diffondere essi stessi il virus ai pazienti, a volte già di per sè debilitati. Oltre a questi gruppi, anche gli operatori assistenziali (OSS e OSA) nelle case di riposo e nei centri diurni per disabili dovrebbero essere vaccinati cosiccome gli utenti degli stessi centri. Una indagine sulla copertura vaccinale del personale socio-assistenziale sono sicuro darebbe grandi sorprese.
Per quanto riguarda i tempi e la magnitudine delle epidemie stagionali, si sa che è sempre un azzardo fare previsioni. Date le variabili in campo, il periodo di esordio e di picco epidemico variano di anno in anno in modi anche marcati e apparentemente senza riguardo alla novità del virus circolante (a volte una variante che in un paese ha causato una grossa epidemia in un altro passa senza grandi danni). Per questo più che guardare ai ceppi circolanti, la vaccinazione dovrebbe essere consigliata comunque, fatte salve le riserve sulle reazioni avverse - che esistono - e non devono essere taciute. E speriamo anche che le autorità di controllo sui farmaci si sbrighino ad esaminare i nuovi vaccini (utili per l'infanzia) per via nasale e quelli attenuati. Più opzioni, più popolazione immunizzata, e si spera - meno virus in circolazione.

Giorgio M. ha detto...

Beh, che dire delle vaccinazioni nell'ambiente lavorativo e ruolo del medico competente?
Anche questo è un tema che suggerisco di analizzare sul Blog..
Nessuno ne parla ma potrebbe essere un altro strumento di diffusione della buona pratica vaccinale!!
Infatti il datore di lavoro è il maggiore contribuente della spesa durante l'assenza del lavoratore ( 65% e oltre del costo) e pensare che con una spesa minima (pochi € per dipendente) potrebbe non solo risparmiare in costi diretti ma ottenere indubbi vantaggi di produttività.
Infine, ma non meno importante, detrarre la spesa dell'acquisto del vaccino dalla propria dichiarazione.. quindi un vantaggio anche fiscale.
Da un altro punto di vista offre un benefit vs il dipendente che oggi deve acquistare il vaccino se non rientra nelle categorie "a rischio"

a presto

PS complimenti per il Blog

GIUSEPPE M ha detto...

In molte aziende si fa proprio così, per esempio nelle catene della grande distribuzione. Il problema è che il vaccino può essere offerto, ma imposto no. E' un compito del servizio pubblico, stabilire una relazione costi-benefici fra vaccinazioni influenzali nelle categorie esposte maggiormente all'infezione e che si ammalano più frequentemente, fornendo accesso al vaccino gratuitamente e con una giusta informazione.
Ma è anche vero che una grande preoccupazione deve sorgere guardando alla miriade di case di riposo, asili notturni, centri diurni per anziani e bambini, disabili, cooperative di lavoro, dove può essere difficile arrivare e dove la morbidità può essere molto alta, con costi sociali ed economici proibitivi.
PS. Mi è capitato di assistere a una scena sconcertante: in un grande centro ospedaliero del nord Italia (non la mia città), nel reparto Pronto Soccorso un paziente affetto da polmonite acuta (rx mostrava un'area di intensa opacizzazione nel polmone sx, leucocitosi neutrofila, altri parametri nella morma, febbre >38.5) è rimasto a contatto di altri pazienti - anziani e non, molti i parenti e amici - per alcune ore, senza alcuna precauzione respiratoria (nè una mascherina, nè un separè). Questo è un tipico caso di mancanza di allerta, dato che perlomeno tutti i casi di sindromi respiratorie acute febbrili meritano di essere posti a distanza dagli altri pazienti (figurarsi, poi, che il paziente in questione era rimasto a contatto con feci di uccelli!).
Da qui passa anche la preparazione alla pandemia influenzale.

Daniel Fiacchini ha detto...

Grazie Giorgio per i complimenti al blog!
Poi ti ringrazio per aver sollevato un problema che prima o poi avrei sicuramente trattato.
Ma la cosa che a me più interessa è la preparazione delle aziende ad una pandemia influenzale.
Di fatto già negli USA la preparazione delle aziende ad una pandemia influenzale è un argomento dibattuto, studiato e su cui si trovano numerosi contributi.
Il ruolo del medico competente potrebbe essere importante e non si esaurisce con la vaccinazione. Anzi probabilmente rispetto alla vaccinazione pandemica o pre-pandemica, visto il numero limitato di dosi e la possibile assenza di libero accesso al vaccino, probabilmente il medico competente potrà essere utile in altro. Ma di questo parleremo in futuro.
Per quanto riguarda la vaccinazione anti-influenzale stagionale mi chiedo: nelle aziende ci sono i requisiti per vaccinare i lavoratori?
So che è una pratica abbastanza in uso (in particolare per la vaccinazione anti-tetanica) ma mi chiedo se sia possibile vaccinare in tutta sicurezza al di fuori delle tradizionali sedi vaccinali?
è una mia perplessità sincera, non ho conoscenze a riguardo, forse puoi farmi sapere qualcosa tu.
Sugli aspetti di vantaggio che sottolinei sono daccordo, c'è però un problema organizzativo. Mentre i medici di base (che spesso sono coinvolti nelle campagne vaccinali antiinfluenzali per tentare di innalzare la copertura vaccinale della popolazione) hanno un rapporto di convenzionamento con il SSN i medici competenti no, e non mi risulta che siano rappresentati da sindacati di riferimento... tutto questo per dire che sembra molto difficile costruire strategie di sanità pubblica coinvolgendo i medici competenti. Tutto dovrebbe ruotare attorno al buon senso dei medici competenti...

Daniel Fiacchini ha detto...

Giuseppe, rispetto al racconto sconcertante che hai condiviso con noi: purtroppo non mi sorprende.
Non voglio dire che sia la normalità, ma la disattenzione e l'errore in medicina è sempre dietro l'angolo e, soprattutto nei luoghi come il Pronto Soccorso , gli errori poi si pagano a caro prezzo. Eppure anche per il settore emergenza-urgenza c'è l'assurda mancanza di investimento di risorse. Molti dei manager ed amministratori della nostra Sanità dimenticano che la Sanità non è un azienda che può chiudere in attivo. La Sanità per natura è destinata ad essere in perdita... bloccare le assunzioni come accade oggi e talvolta non garantire il turn-over del personale significa ammazzare persone... ed è chiaro che in un quadro così deprimente, sapendo bene a quale velocità e a quale impegno sono sottoposti i medici del Pronto Soccorso, la storia che ci hai raccontato non mi stupisce affatto. Gli operatori sanitari che sbagliano, talvolta in modo grossolano come nel tuo racconto, possono essere l'ultimo anello di una catena ben più lunga ed articolata. Non a caso si ritiene che l'errore in medicina nella maggior parte dei casi origini da problemi organizzativi a monte.