mercoledì 31 ottobre 2007

Pandemic Horror



Visto che siamo in tema...
Questa è la descrizione di come si moriva nel 1918 dopo essere stati contagiati dall'H1N1...
What started for millions around the globe as muscle aches and a fever ended days later with many victims bleeding from their nostrils, ears, and eye sockets. Some bled inside their eyes; some bled around them. They vomited blood and coughed it up. Purple blood blisters appeared on their skin.The Chief of the Medical Services, Major Walter V. Brem, described the horror at the time in the Journal of the American Medical Association. He wrote that “often blood was seen to gush from a patient’s nose and mouth.” In some cases, blood reportedly spurted with such force as to squirt several feet. “When pneumonia appeared,” Major Brem recounted, “the patients often spat quantities of almost pure blood.” They were bleeding into their lungs.As victims struggled to clear their airways of the bloody froth that poured from their lungs, their bodies started to turn blue from the lack of oxygen, a condition known as violaceous heliotrope cyanosis. “They’re as blue as huckleberries and spitting blood,” one New York City physician told a colleague. U.S. Army medics noted that this was “not the dusky pallid blueness that one is accustomed to in failing pneumonia, but rather [a] deep blueness…an indigo blue color.” The hue was so dark that one physician confessed that “it is hard to distinguish the colored men from the white.” “It is only a matter of a few hours then until death comes,” recalled another physician, “and it is simply a struggle for air until they suffocate.” They drowned in their own bloody secretions.“It wasn’t always that quick, either,” one historian adds. “And along the way, you had symptoms like fingers and genitals turning black, and people reporting being able to literally smell the body decaying before the patient died.” “When you’re ill like that you don’t care,” recalls one flu survivor, now 100 years old. “You don’t care if you live or die.”Major Brem described an autopsy: “Frothy, bloody serum poured from the nose and mouth when the body was moved, or the head lowered…. Pus streamed from the trachea when the lungs were removed.” Fellow autopsy surgeons discussed what they called a “pathological nightmare,” with lungs up to six times their normal weight, looking “like melted red currant jelly.” An account published by the National Academies of Science describes the lungs taken from victims as “hideously transformed” from light, buoyant, air-filled structures to dense sacks of bloody fluid.There was one autopsy finding physicians reported having never seen before. As people choked to death, violently coughing up as much as two pints of yellow-green pus per day, their lungs would sometimes burst internally, forcing air under pressure up underneath their skin. In the Proceedings of the Royal Society of Medicine, a British physician noted “one thing that I have never seen before—namely the occurrence of subcutaneous emphysema”—pockets of air accumulating just beneath the skin—“beginning in the neck and spreading sometimes over the whole body.”These pockets of air leaking from ruptured lungs made patients crackle when they rolled onto their sides. In an unaired interview filmed for a PBS American Experience documentary on the 1918 pandemic, one Navy nurse compared the sound to a bowl of Rice Krispies. The memory of that sound—the sound of air bubbles moving under people’s skin—remained so vivid that for the rest of her life, she couldn’t be in a room with anyone eating that popping cereal.

Ancora una volta l'invito è quello di riflettere. Molti operatori sanitari ritengono che una pandemia come quella del 1918 non potrà più ripresentarsi: "Siamo nel 2007, l'assistenza sanitaria è migliorata notevolmente, ci sono i vaccini, ci sono le terapie intensive, le condizioni igienico sanitarie sono molto migliori...".
Dovrebbe essere chiara una cosa: il problema dell'H1N1 del 1918 era insita nel virus stesso: un virus "aggressivo", "cattivo", per usare un termine tecnico: ad altissima virulenza (in una popolazione "naive" nei confronti di quel virus, ovvero senza specifiche difese immunitarie, come la popolazione mondiale del 1918).

PS: chi non conosce l'inglese... si sforzi di impararlo (empowerment è anche impegno personale)!

8 commenti:

GIUSEPPE M ha detto...

Ah, certo, ma quali erano le condizioni generali della popolazione nel 1918? Comunque, il virus A/H1N1 è ben diverso dall'A/H5N1, se non altro per il tasso di mortalità finora registrato: meno del due per cento per il primo e almeno un terzo dei colpiti per il secondo. Ma sui numeri ci si può perdere una giornata... E' vero che il virus della Spagnola era molto virulento, altrimenti non si spiegherebbero i milioni di morti che causò. Ma non era la prima volta che accadeva. Una precedente pandemia - una trentina di anni prima - originatasi nel nord Italia causò una mortalità molto alta e sequele neurologiche invalidanti in una popolazione estremamente povera e malnutrita (si ritiene che l'epidemia di 'Nona' del 1889/90 abbia dato impulso all'internamento di massa nei manicomi nel nostro paese).
Ora bisogna guardare in prospettiva. Nel 1918 c'erano: la difterite, la tubercolosi (polmonare e in altri organi), la poliomielite, la malaria (specie qui in Europa, e in Italia), il morbillo (che non è una malattia banale come si può pensare), il tifo, il colera (anche in Europa e in Italia) e così via. Le condizioni di vita: a parte una piccola parte di benestanti la maggioranza della popolazione urbana viveva in slums, senza servizi igienici, con scarso accesso ad alimenti proteici e con malattie infettive di tutti i tipi, lavoro al limite della schiavitù in ambienti sporchi e ricchi di sostanze nocive. La situazione socio-economica: una guerra catastrofica, che si portò via una buona metà dei giovani del continente, uso indiscriminato di armi chimiche, epidemie di tifo, colera, malaria, tubercolosi, febbre delle trincee fra i militari.
Nessun supporto farmacologico per trattare le sovrapposizioni batteriche, le polmoniti pneumocciche, nessun sostegno respiratorio, nessuno strumento vaccinale. Se vogliamo dire che la pandemia di Spagnola fu una catastrofe, bene, lo era. Ma se oggi vogliamo dire che non si può far niente per prevenire un altro disastro come questo, bene, allora mi spiace, ma vi sbagliate e di grosso. Ci può essere una volontà politica per nascondere le incapacità a fronteggiare una crisi del genere, oppure motivazioni geo-strategiche (spesso gli studi commissionati da paesi occidentali vedono in prima linea la RAND corporation e la SANDIA, per cui invito a informarsi sui precedenti di queste due società, tanto per non cadere in trappole ben congegnate).
Ma si può anche cercare conforto nei racconti dei vecchi: mia nonna vide gli effetti di a) la 'nona' (alcuni suoi fratelli l'avevano avuta), b) la 'spagnola', c) la I e la II guerra mondiale, d) la tubercolosi epidemica (che si portava via qui a Padova intere famiglie), e) il tifo, la difterite (mia madre si prese entrambe e rimase nello stesso letto con una bambina che morì di queste). Il risultato visse fino a 82 anni e mi raccontava della miseria squallida dei vecchi tempi andati. Ecco la vera pandemia anche adesso: la miseria, la fame, la violenza delle diseguaglianze. Vogliamo parlare anche di questo?

GIUSEPPE M ha detto...

Anche il dottor Oliver Sacks riporta alcuni brani di studi e richerche, nonchè di commenti d'epoca riguardanti l'epidemia di nona e di spagnola. Si può vedere per esempio in 'Risvegli' (nelle annotazioni) e in 'Zio Tungsteno - Cronache di una infanzia chimica'. I genitori di Sacks erano entrambi medici a Londra durante la grande pandemia e nel libro si ricorda i turni massacranti di lavoro a cui erano costretti e la paura e lo sgomento per il decorso fulminante della malattia. Sacks riporta anche un commento di H.L. Mencken (un critico letterario, scopritore del talento di - fra gli altri - John Fante) sulla scarsa attenzione degli storici per la Grande Pandemia: Mencken riteneva che la malattia fu dimenticata in fretta 'poichè l'uomo tende a espungere dalla coscienza ciò che è intollerabile e nega la sua esistenza mentre si manifesta attorno a sè'. Mia nonna mi raccontava della 'Nona', e di come alcuni suoi parenti - dopo essersi ammalati - caddero in uno stato di incoscienza da cui più non furono risvegliati, finirono i loro giorni nel famigerato manicomio di Brusegana.

GIUSEPPE M ha detto...

Nel cinema e nel teatro cosiccome nella letteratura ci sono riferimenti alla Grande Pandemia. Intanto l'opera teatrale di Horton Foote da cui è stata tratta una versione cinematografica (1918, il titolo). Si può ricordare anche 'Niente di nuovo dal fronte occidentale' in cui si fa riferimento alla febbre spagnola, da parte di un soldato immerso fino al collo nel fango di una trincea (fango contenente feci, sangue, marciume vario, vermi ecc.) La Pandemia creò anche il terreno per lo sfondo di altre opere, di fantascienza o utopistiche, per esempio quelle di Fred Hoyle (La Nuvola Nera) e H.G. Wells (La Guerra nell'aria).

Daniel Fiacchini ha detto...

Prima di tutto ti ringrazio per le splendide citazioni e per aver reso pubblici certi ricordi. Penso che le malattie infettive possano trasformarsi in veri e propri incubi e quando penso agli anti-vaccinatori e a tutti i movimenti "anti" mi viene da pensare che qualche nozione storica dovrebbero rivederla.
Rispetto al tuo primo commento...
"Ma se oggi vogliamo dire che non si può far niente per prevenire un altro disastro come questo, bene, allora mi spiace, ma vi sbagliate e di grosso"... ti sembra che questo blog voglia divulgare questo messaggio?!
Tutto quello che il post vuole significare è questo: i virus influenzali possono essere dannatamente virulenti, polmoniti essudatizie massive come quelle descritte nelle cronache del 1918 sono poco gestibili, anche con le tecnologie di oggi. Le esplosioni di citochine descritte in letteratura e gli altri dannati meccanismi fisiopatologici che portavano a morte nel 1918 non guardano in faccia alle condizioni socio-economiche.
E poi cosa ce ne facciamo delle tecnologie se la capacità di offerta sanitaria venisse superata di gran lunga dai bisogni della popolazione?
A maggior ragione è necessario prepararsi.
Il post vuole essere anche un'allarme verso gli operatori sanitari, e ti assicuro che di questo tipo ne conosco parecchi, che ritengono che preoccuparsi di una pandemia sia assurdo e che una pandemia con impatto grave (come quella del 1918) non sarebbe poi così devastante.
Spero di essere stato chiaro.

GIUSEPPE M ha detto...

Negli anni '40 un ceppo di A/H1N1 che subì multiple mutazioni intrasubtipiche causò una grave epidemie fra le forze armate USA (cito il DR. Edwin Kilbourne) e non si tratta va di pandemia... Inoltre sempre Kilbourne ricorda come all'avvento del virus A/H3N2 nel 1968 il vaccino A/H2N2 (derivato dal ceppo 'asiatico' del 1957) ridusse grandemente i sintomi del nuovo virus pandemico. Questo per dire che gli strumenti volendo si possono trovare, come insegna il passato. La tempesta di citochine non è esclusiva dell'A/H5N1 poichè condizioni simili sono presenti nelle infezioni da RSV e anche nei grandi ustionati e nelle persone con fratture multiple agli arti (è urgente quindi una revision dei protocolli terapeutici per questa sindrome, la ARDS, che causa molte vittime anche negli anziani che si fratturano il femore). Io non voglio dire che non ci siano le condizioni per essere molto preoccupati, tuttavia non sono situazioni nuove, per niente al mondo! Ma in passato una qualche soluzione si è trovata, con mezzi di fortuna, con grandi sacrifici e con molta meno enfasi. Se ognuno facesse il suo dovere, basta guardare ai politici nostri e di altri paesi! Poi la questione rimane aperta: perchè grandi corporations decidono di inserirsi nelle agende dei governi e dirigerne le scelte? Perchè la RAND, la SANDIA e molte altre sono calate con due piedi in queste questioni? C'entrano sicuramente considerazioni geo-strategiche, inutile nasconderselo. Come non è possibile fare a meno si sospettare intrusioni da parte di governi donatori nelle scelte di organizzazioni internazionali che non potrebbero sopravvivere senza questi fondi. Se la verità è quella delle guerre degli ultimi dieci-quindici anni, che verità è? Per questo insisto, bisogna guardare indietro (e purtroppo correre i rischi della moglie di Lot) e vedere e sentire i lamenti e anche il sollievo che persone oneste in fondo sono esistite e esistono, basta cercarle. E poi, chi ci dice che il virus A/H5N1 sarà il prossimo? Perchè non l'A/H9N2 (che recentemente ha dimostrato riassortimenti e ricombinazioni in Cina molto preoccupanti) e ha anche l'E627 in PB2? Oppure l'A/H7N3 o l'A/H2N2 (la teoria del riciclo antigenico...)? Il compito di informare è anche quello di mettere in discussione assunti, prese di posizione non nostre, verificando le fonti e cercando informazioni lasciate indietro da altri.

GIUSEPPE M ha detto...

Ah, dimenticavo! Un lavoro dell'equipe del dr. Peter Palese (fra cui il dr. A. Garcia-Sastre) sostiene che la popolazione umana del 1918 aveva un qualche grado di protezione nei confronti del virus A/H1N1. A conforto di ciò, il fatto che il maggior numero di soggetti infettati avevano meno di 50 anni, e potevano ben essere stati esposti allo stesso virus o a un suo precursore con caratteristiche antigeniche simili o riconoscibili come tali dal sistema immunitario. Anche l'esperienza del dr. Kilbourne ci viene in aiuto: chi prese l'Asiatica (A/H2N2, 1957), poi ebbe minori guai nel 1968/69 all'apparire del virus A/H3N2 (riassortante). Attualmente, pressochè la totalità dei casi di influenza A/H5N1 nell'uomo è ristretta a soggetti con meno di 50 anni di età (fattori socio-economici, demografici e difetti di sorveglianza potrebbero però spiegare questi numeri). Un vaccino trivalente inattivato (A/H1N1 - A/H3N2 e B) adiuvato con Ampligen ha dimostrato di creare immunità eterologa nei confronti di H5N1 se somministrato per via nasale in animali da laboratorio. Esiste una reattività crociata con ceppi virali umani attuali o passati e il virus A/H5N1 (o alcuni suoi lineaggi)?

Daniel Fiacchini ha detto...

Non mi risulta che esista una reattività crociata con ceppi virali umani attuali o passati e il virus A/H5N1. Probabilmente potrebbe essere valutata sul modello animale ma nell'uomo?
Cercherò di informarmi a riguardo.

GIUSEPPE M ha detto...

Per la reattività crociata (presunta), si veda: DAYS OF THE COMET - RESEARCH ARTICLES ABSTRACTS (1722), (1.3) Cross-Protection against H5N1 Influenza Virus Infection Is Afforded by Intranasal Inoculation with Seasonal Trivalent Inactivated Influenza Vaccine.
J Infect Dis. 2007 Nov 1;196(9):1313-20. Epub 2007 Oct 5.