lunedì 15 giugno 2009

Pandemia influenzale 2009 - Aggiornamento 15.06.09

Le principali notizie della giornata.
L'aggiornamento odierno dell'OMS (Influenza A/H1N1 - update 49) parla di circa 36.000 casi riportati in 76 Paesi differenti. La trasmissione comunitaria del virus in Australia può dirsi "sostenuta", così come in Inghilterra e ovviamente Messico, USA e Canada.
Secondo la stampa la situazione in Thailandia è ben peggiore rispetto a quanto riportato dall'ultimo report WHO (201 casi vs 29).
Che la famiglia della giovane vittima scozzese sia devastata non mi sembra una notizia sorprendente, visto che anche il piccolo bambino della donna deceduta, nato il 1 giugno, è morto quest'oggi, dopo essere nato prematuro e dopo aver lottato per 15 giorni. In articoli come questo possono essere reperite le informazioni riguardanti il primo decesso per nuova influenza nell'UE, che in prima battuta non sono state chiare: età della vittima, situazioni predisponenti al decesso (che rimangono poco chiare), etc. Il bambino della giovane donna non è morto per influenza.
In Italia l'ultimo aggiornamento ministeriale risale al 12 giugno data in cui sono stati riportati un totale complessivo di 67 casi di nuova influenza.

1 commento:

Giuseppe Michieli ha detto...

Sembra una cosa da niente, ma i dettagli anamnestici dei pazienti con complicanze sono addirittura essenziali per stabilire una politica di mitigazione in comunità. Sappiamo che almeno la metà dei casi con esito fatale non rientrava in categorie ''a rischio'' secondo quanto stabilito più dall'osservazione empirica che da studi pubblicati (obesità morbosa, malattie cardiovascolari, COPD, immunosuppressione da farmaci o da HIV, gravidanza con o senza altre condizioni...). Ma cosa sappiamo in realtà di questi casi? Ben poco! Sappiamo che hanno sviluppato una polmonite acuta virale, con collasso multi-organo (principalmente, insufficienza renale e epatica, probabilmente coagulopatia, come osservato per i casi di H5N1, a cui fa esplicitamente riferimento il WER nel suo ultimo numero in cui si descrive il decorso - totalmente benigno - dei casi in Giappone (http://www.who.int/wer/2009/wer8424.pdf)).
Ora, non si sa se questo decorso iperacuto sia dovuto in parte al tanto descritto ''cytochine storm'', ovvero una reazione del nostro sistema immunitario abnorme, in grado di distruggere lo stesso organismo, causato in una certa misura dall'interazione delle subunità virali con alcuni mediatori immunitari (per esempio gli interferoni). Mi sembra ancora piu' urgente una revisione coordinata dei protocolli terapeutici, poichè gli antivirali da soli non riescono a migliorare le condizioni dei pazienti in terapia intensiva. Ancora una volta il dottor D. Fedson ha lanciato un avvertimento sull'insufficienza dei mezzi a a disposizione e sulla improcrastinabile necessità di esplorare tutte le vie possibili per ridurre la mortalità dell'influenza pandemica. Non è cosa da poco: richiede una rete nazionale e internazionale di collaborazione, per giunta di tipo inter-specialistico. Il vaccino non ci sarà prima di sei mesi nella migliore delle ipotesi e in quantità irrisorie; i farmaci antivirali da soli non bastano; i letti in terapia intensiva non basteranno mai ... Cosa vogliamo fare? Occorre dare una risposta a queste domande e anche al dr Fedson, che sarà anche non completamente trasparente nelle sue intenzioni, ma perchè non dar corso alle sue dichiarazioni? Cosa ci costa? Davvero è impossibile stabilire se stiamo facendo davvero tutto quello che è giusto fare per ridurre il danno? Per favore, si dimostri maggiore apertura mentale.