venerdì 21 marzo 2008

Italia VS Pandemia Influenzale: 0-1

“Once a pandemic begins it will be too late to accomplish the many activities required to minimize its impact. Therefore, planning and implementation of preparations must start now”
WHO, 2004

La regione Marche è una regione che nel campo della prevenzione non vanta un sistema virtuoso ma di certo non si attesta neppure tra le regioni peggiori. Le Marche hanno molti problemi nella preparazione pandemica, a cominciare dal piano regionale di preparazione e controllo di una pandemia influenzale. Un’unica frase è indicativa della situazione: “Si attesta inoltre che dalla presente deliberazione non deriva né può derivare alcun impegno di spesa a carico della Regione” (DGR n. 1371 del 26.11.2006). Al momento della deliberazione del piano questa affermazione risultava necessaria e mi rendo conto che se fosse stato previsto un impegno di spesa probabilmente il piano non sarebbe ancora stato deliberato. Il piano pandemico regionale è stato deliberato e al momento, nelle Zone Territoriali delle Marche, si sta cercando di dare attuazione alle indicazioni del piano regionale a costo zero. Non ci sono fondi per il potenziamento della sorveglianza virologica ed epidemiologica, non ci sono fondi per garantire azioni di comunicazione alla popolazione e non ci sono fondi per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, che peraltro nessuno si azzarderà a comprare, nell’attesa di una attivazione in tal senso della Regione. Nessuno mette in dubbio che nel momento del bisogno i fondi non mancheranno: il governo centrale garantirà gli antivirali e i vaccini (ovviamente non per tutti) e la Regione Marche non farà mancare il suo supporto. Ma c’è un problema: il momento del bisogno è un momento tardivo per prepararsi. In quel periodo ci sarà solo il tempo per dare delle risposte. Se le risposte non saranno preparate in modo adeguato in tempo di pace… in tempo di guerra sarà una totale disfatta.
Considerando che alcune regioni italiane non hanno ancora adempiuto il compito istituzionale della stesura del piano pandemico penso che la situazione nella regione Marche possa essere considerata nella media in Italia e questo è preoccupante:
Italia VS Pandemia Influenzale: 0-1

1 commento:

GIUSEPPE M ha detto...

Non si capisce perchè la programmazione per eventi con un numero grande di vittime (mass-casualties events: epidemie, terremoti, alluvioni, eventi meteorologici estremi, incidenti a impianti chimici e / o nucleari, ecc.) sembri appartenere a un altro mondo. Non ci si rende conto che una volta manifestatisi, questi eventi causano danni alla popolazione e al patrimonio di difficle previsione e che dopo, il PIL, il deficit e tutti i parametri macroeconomici finiscono per passare all'ultimo posto delle preoccupazioni. E' chiaro che dopo l'evento ogni considerazione di tipo monetarista finisce: è tempo per interventi diretti dello Stato Centrale (di tipo keynesiano, altro che tassi di interesse bloccati per 'tener ferma l'inflazione'!).
Ora, o si producono i farmaci, i respiratori, si ristrutturano i PS, si ammassano scorte di materiali di consumo per la sanità, oppure si resterà a terra il secondo giorno di emergenza.
E bisogna vedere se anche i paesi 'virtuosi' in realtà - seriamente - si stanno preparando.
Il vero banco di prova è il vaccino pre-pandemico: è lì che si fermano tutti perchè nessuno vuole farsi carico della responsabilità di investire, inoculare, a fronte di un evento incerto.
Si direbbe che - data per inesorabile la perdita di un certo numero di milioni di esseri umani - si cerchi di accontentare un po' i media (almeno quelli a cui interessa l'argomento).
Ma siamo sicuri che sia questa la spiegazione? E che non ci siano altre soluzioni?
E' bene lasciare ai soliti noti (USA, GB, Giappone, Francia, Germania) il monopolio non solo della ricerca e sviluppo, ma anche delle considerazioni geo-strategiche implicite negli eventi catastrofici di massa?
Ieri su CIDRAP è apparso un pezzo sull'ultimo aggiornamento del segretario per la sanità USA Mike Leavitt che indicava come auspicabile di arruolare 'embedding' alcuni media indipendenti nella diffusione delle informazioni (o dis-informazioni) sugli eventi mass-casualties: sbaglio o questa cosa è già stata sperimentata negli ultimi sette anni? E quali sono stati i risultati? Un black-out totale in certi campi e da certe zone del mondo.
Attenzione, quindi:
- gli Stati non possono tirarsi indietro per quanto riguarda gli investimenti diretti per fronteggiare quanto sopra;
- l'informazione - già asservita abbastanza a interessi estranei - non può essere ulteriormente schiacciata.