martedì 4 dicembre 2007

Come ridurre la diffusione di una pandemia influenzale



La notizia mi era stata segnalata da Livia Borsoi, quando ho letto il lavoro di Jefferson, pubblicato sul British Medical Journal, non credevo ai miei occhi...

Una revisione sistematica della letteratura che valutava l'efficacia di alcune misure di sanità pubblica per ridurre la tasmissione di virus respiratori!

La revisione contiene una metanalisi di sei studi caso-controllo relativi alla prevenzione della diffusione della Sars. Ecco in sintesi i risultati...


Per l'interpretazione dei risultati si sappia che:
l'OR è una misura statistico epidemiologica utilizzata negli studi caso-controllo. Per non farla troppo complessa, basti sapere che un OR inferiore ad 1 indica che l'intervento in studio risulta protettivo nei confronti dell'esito considerato (in questo caso l'infezione respiratoria). L'efficacia è calcolata di conseguenza (1 - OR). Il NNT (number Needed to Treat) mi indica quante persone devono utilizzare l'intervento in studio per prevenire l'esito avverso (l'infezione).
Per approfondimenti sul NNT clicca qui.
Per esperienza posso dire che questa revisione sistematica ci mette di fronte a risultati estremamente interessanti. L'efficacia delle maschere N-95 è confermata , ma è estremamente interessante notare come l'utilizzo in associazione di tutte le altre misure determini un'efficacia preventiva sovrapponibile a quella delle maschere N-95. Questa è una buona notizia, in particolare per quegli operatori sanitari che in caso di pandemia influenzale potrebbero ritrovarsi in prima linea, impegnati nel trattamento e nell'assistenza dei pazienti infetti, magari potendo contare su scorte limitate di maschere N-95 (e non credo sia una possibilità remota se una pandemia ad impatto grave si verificasse).
Al termine del lavoro gli autori scrivono...
"Semplici misure di sanità pubblica sembrano essere molto efficaci nel ridurre la trasmissione di virus respiratori, in particolare quando sono parte di programmi strutturati che includono istruzione ed educazione e quando sono attuati contemporaneamente. Ulteriori trials, più ampi e pragmatici, sono necessari per valutare la migliore combinazione fra gli interventi. Nel frattempo raccomandiamo di attivare i seguenti interventi in combinazione per ridurre la trasmissione di virus respiratori: il frequente lavaggio delle mani (con o senza antisettici), le misure di barriera (guanti, camice e maschere) e l’isolamento dei malati con sospetta infezione delle vie respiratorie."

Buona lettura!

3 commenti:

gimi69 ha detto...

Dal punto di vista degli operatori sanitari forse queste conclusioni possono essere di conforto (anche se mi pare che ECDC abbia sollevato qualche riserva, vedi il mio blog, post DAYS OF THE COMET - 1752, 1c). Ma a tutti gli altri che cosa dire? Se ne sa poco, questo è il punto. Sui trattamenti, sui vaccini, sulle modalità di trasmissione, sulla durata dell'infettività dei pazienti che guariscono e così via. Ma io penso: che si fa dove non c'è nemmeno l'acqua corrente, figuriamoci i guanti monouso, o anche soltanto le maschere di carta! Perchè la chemioprofillassi rimane tanto negletta? Perchè un vaccino pre-pandemico è stato escluso dalle priorità?

Daniel Fiacchini ha detto...

Io penso che per certe cose dobbiamo rassegnarci. La ricerca scientifica può fare molto ma non può fare l'impossibile. Come cittadino mi accontento di quello che già si sa. Se dovesse venire una pandemia e dovessi accudire in casa un mio caro ammalato saprei che l'applicazione delle misure di igiene respiratoria, il corretto utilizzo delle mascherine e dei guanti e il lavaggio frequente delle mani mi aiuterebbero a non ammalarmi, non lo garantirebbero ma sarebbero ottime indicazioni. In questo senso spero che l'informazione sia progressivamente maggiore e al contempo corretta.
Cosa fare dove non c'è l'acqua corrente? Di sicuro in quei paesi di antivirali e vaccini non ci sarà neanche l'ombra.

GIUSEPPE M ha detto...

La stagione influenzale sta per iniziare, mi auguro che qualche reparto ospedaliero in Italia tenti di mettere in atto queste minime misure di profilassi non farmacologica, anche per valutarne in prospettiva l'utilità durante una pandemia influenzale o di altro patogeno respiratorio. Altrettanto interessanto, sarebbe valutarne l'efficacia in altri setting, come case di riposo e centri per disabili. Queste sono concrete azioni di preparazione e valutazione, che hanno dei costi: rimane da stabilire quali direttori sanitari saranno tanto lungimiranti da prendersi la responsabilità di queste spese.
Per quanto concerne la fattibilità delle misure farmaceutiche (vaccini e chemioprofilassi), bene: uno degli ostacoli è la mancanza di soldi e un impegno diretto degli stati nell'organizzare una ricerca e sviluppo mirati (creazione di gruppi di lavoro, indicazione di obiettivi - per esempio, una strategia terapeutica). Insomma, se dal 2001 i maggiori paesi (i G7 per dire) hanno speso per le guerre in Iraq e Afghanistan almeno 1.000 miliardi di dollari ottenendo in cambio un numero di decessi (fra militari e civili direttamente coinvolti nei combattimenti, e indirettamente dovuti alla distruzione delle infrastrutture, sanitarie e non) enorme e un numero imprecisato di invalidi permanenti, perchè - e qualcuno mi dovrà dare delle risposte sensate - la Banca Mondiale e il FMI hanno indirizzato ai progetti prepandemici meno di 3 miliardi di dollari? Gli USA, dal canto loro, hanno destinato agli stessi progetti 10 miliardi di dollari contro 500+ destinati alle guerre. No, io non accetto che mi si venga a dire che no ci sono le risorse o le capacità. Non c'è leadership nè volontà, ecco il punto!