domenica 16 settembre 2007

Influenza Aviaria e Pandemia Influenzale: I link dalle Regioni


Da oggi il blog si arricchisce di link.
Una nuova sezione di link prevede l’inserimento dei siti web Regionali dedicati a influenza aviaria e pandemia influenzale.
Emilia Romagna – ASR
Veneto – Regione del Veneto

Ogni ulteriore segnalazione è la benvenuta!

5 commenti:

GIUSEPPE M ha detto...

Siccome una pandemia influenzale ''deve'' verificarsi nei prossimi anni (se dobbiamo stare all'andamento ciclico di queste calamità), come pensare che una effettiva strategia di contenimento mediante quarantena possa funzionare in aree urbane ad altissima densità di popolazione? Si può provare, ma le incognite esistono. La chiusura delle scuole materne ed elementari può ridurre gli effetti della ''super-diffusione'' dei virus da parte dei bambini (si parla di tassi di riproduzione superiori a 16). Poi però nessuno ci garantisce che i bambini non escano di casa... Io mi chiedo spesso come mai nel 1976 per molto meno si produssero solo negli USA 200 milioni di dosi di vaccino per l'influenza suina di Fort Dix (che causò soltanto pochissimi casi accertati), mentre per l'A/H5N1 (che ha già ucciso 201 persone), il vaccino è a tutt'oggi sconsigliato dall'ECDC? E' vero che l'episodio della influenza suina fu (anche a detta del professor Kilbourne che al tempo promosse la vaccinazione) un esempio di ''reazione eccessiva'', ma se da una parte si dice che una pandemia generata dall'A/H5N1 potrebbe uccidere ''centinaia di milioni di persone'', dall'altra si sostiene che il vaccino pre-pandemico (o i vaccini) non garantisce una copertura verso un virus mutato antigenicamente, non si capisce a cosa serve gridare al lupo e poi non porsi la questione della responsabilità anche politica di correre il rischo: vaccinazione almeno per i ''fron-line responders'' correndo i rischi immunologici e d'altro genere o aspettare che il disastro si compia?
Secondo me, poste le premesse della ''mega catastrofe'' paventata ogni giorno da almeno dieci anni dalla grancassa mediatica e non solo, il rischio delle reazioni avverse di un nuovo vaccino rappresentano nient'altro che il male minore. O no?

Daniel Fiacchini ha detto...

Giuseppe,
Sulla questione di Fort Dix ti segnalo il bel post di Gualtiero del 9 luglio
Rispetto alle misure di sanità pubblica, tipo chiusura delle scuole c'è un interessante articolo su cui ho già speso qualche parola in uno dei primi post, in data 17 aprile.
Tutte le tue domande sono legittime. Rispetto ai vaccini non mi preoccuperei per i "front line responders", piuttosto mi preoccuperei per la gente che non avrà il vaccino... implicazioni etiche notevoli. Anche stabilire quali categorie vaccinare, capisci benissimo, è un problema enorme. Se ci fai caso i Piani Pandemici Regionali non fanno grandi riferimenti alle strategie di vaccinazione perchè attendono indicazioni dal livello nazionale e una eterogeneità nelle decisioni sarebbe dannosissima.
Tempo fa avevo pensato di inserire un elenco di "domande che necessitano una risposta", da inserire nel blog... forse è il caso di farlo.

GIUSEPPE M ha detto...

Se per i front-line responders ci sarà il vaccino ''pandemico'' è cosa quasi sicura - almeno nei paesi dove esistono strutture di produzione farmaceutiche (come - si spera - in Italia), cosa dire dei paesi in via di sviluppo, già alle prese con carenze di personale sanitario e attrezzature? Io penso che una vaccinazione pre-pandemica anti-A/H5N1 nei paesi già colpiti dalla malattia negli animali sarebbe opportuna (correndo i rischi del caso, anche quelli di una pressione selettiva sui virus), sia per il personale sanitario sia per certi gruppi ad alto rischio della popolazione generale (come chi vive a in aree poverissime, slums, gestori di piccole aziende avicole, ecc.). Una base immunologica - anche perchè il vaccino potrebbe dare protezione eterologa in certa misura - è preferibile a zero, oltretutto vista la mancanza di un protocollo terapeutico (e di validi agenti antivirali) per i pazienti colpiti, che - come nel caso indonesiano - mostrano un tasso di fatalità vicino al 100 per cento. (Il discorso sul tasso di fatalità può generare confusione, ma in Indonesia è veramente altissimo. La confusione deriva dal fatto che spesso si cita ''il 60% dei casi è risultato mortale'' mescolando assieme casi appartenenti a zone geografiche differenti, in periodi distinti e causati da ceppi virali di linee evolutive divergenti (per esempio, il Egitto il CFR è stato questa primavera a meno del 20%, in Vietnam dal 2003 al 2005 a meno del 30%, in Cambogia, Thailandia, Indonesia e Cina superiore al 50%). Insomma, perchè rinunciare del tutto a questa seppur imperfetta arma di prevenzione? Il vaccino pre-pandemico potrebbe anche essere modificato ''on the road'', mano a mano che linee evolutive divergenti si manifestano, o introdotto (come ha suggerito un comitato ad-hoc del OMS) persino nella immunizzazione stagionale... Stare fermi non mi sembra una buona idea. Anche guardando alla ''mega catastrofe'' cui sia gli USA che l'Inghilterra guardano con una certa (disinteressata?) attenzione.

Daniel Fiacchini ha detto...

Credo che tu faccia "i conti senza l'oste"!
Le case farmaceutiche stanno producendo vaccino, devono far fronte alla produzione stagionale e a quella eccezionale relativa all'H5N1. Hanno tantissima pressione da parte dei governi che hanno già fatto accordi di prelazione come il nostro... figurati se vanno a distribuire il vaccino in paesi come Indonesia o Tailandia. Inoltre certi standard di sicurezza devi assolutamente garantirli, una cavolata come quella accaduta nel '77 nessuno vorrebbe più farla e, a mio parere, sarebbe inaccettabile.
Quindi l'importante è procedere per gradi, fare in modo che in Italia si faccia chiarezza sulle categorie ad alta priorità di vaccinazione, non solo indicando genericamente le catogorie ma stabilendo nomi e cognomi di chi dovrà essere vaccinato (mi immagine che sia quasi impossibile) e fare un po' di pressione a tutti i paesi (ma mi rendo conto che questa è utopia) per fare in modo che una percentuale dei vaccini comprata sia destinata ai paesi asiatici e africani... altrimenti se c'è una pandemia saranno devastati come nel 1918.

GIUSEPPE M ha detto...

Il professor Edwin Kilbourne non sarebbe del tutto soddisfatto per il termine ''cavolata'' anche se lui stesso criticò la scelta dell vaccinazione di massa per l'influenza suina. Come non sarebbe quasi sicuramente d'accordo nell'avocare completamente la produzione (la ricerca e lo sviluppo) di un vaccino di importanza critica a multinazionali del farmaco che hanno un potere tale da imporre l'agenda a governi di mezzo mondo, occupando posizioni all'interno delle agenzie dell'ONU e così via. Il problema è che siamo senza difese, e finora a parte l'incerta speranza delle misure di quarantena c'è poco o nulla, sia nei paesi europei che in quelli in via di sviluppo, dove un disastro del genere avrebbe conseguenze terrificanti.
Al tempo dell'influenza suina in USA c'erano almeno una dozzina di stabilimenti farmaceutici adatti a produrre il vaccino influenzale ora ce ne sono un paio - anche se ultimamente stanno cercando di correre ai ripari, con l'aiuto delle corporations.
Se anche Pasteur, Salk e Sabin si fossero unicamente basati sulla convenienza politica o economica delle vaccinazioni a quest'ora molti di noi sarebbero già morti di rabbia, polio e molte altre malattie.
Se aspettiamo ancora sarà troppo tardi. Come ci si giustificherà poi?