lunedì 27 agosto 2007

Pandemia influenzale e Summer Jamboree!

Ieri si è conclusa l’ottava edizione del Summer Jamboree, a mio parere la più bella festa organizzata a Senigallia.
Il SJ richiama decine di migliaia di visitatori (se voleste distrarvi un attimo consiglio di guardare qui, qui e qui!).

Come è noto la limitazione degli eventi pubblici potrebbe essere una decisione da prendere in caso di pandemia influenzale.
Ma c’è il rischio che in futuro il Summer Jamboree venga cancellato per l’occorrenza di una pandemia influenzale?
La domanda si trasforma automaticamente nella seguente: le pandemie influenzali possono verificarsi d’estate?

Le pandemie del XX secolo ci hanno insegnato che le pandemie non si verificano necessariamente in inverno.
Nel 1918, ad esempio, si ebbero tre ondate e ogni ondata durò circa due-tre mesi interessando differenti periodi dell’anno.
Riporto l’estratto di un interessante lavoro trovato in rete:

Ai primi di febbraio 1918 l’agenzia di stampa spagnola FABRA aveva trasmesso il seguente comunicato: “Una strana forma di malattia a carattere epidemico è comparsa a Madrid…L’epidemia è di carattere benigno non essendo risultati casi mortali”.Il morbo iniziava con sintomi generici: due giorni d’incubazione con tosse, quindi insorgevano dolori in varie parti del corpo, dietro agli occhi e alle orecchie, in regione lombare. Seguiva uno stato di torpore mentre la febbre iniziava a salire fino ai 40° C. La lingua si ricopriva di una densa patina giallastra e l’ammalato era costretto a letto da dove si rialzava dopo tre giorni, completamente guarito. Definita pertanto “La strana febbre dei tre giorni” la malattia venne solo tardivamente riconosciuta dai medici come una variante grave dell’influenza. Anche se benigna l’epidemia aveva colpito la penisola iberica mettendo a letto otto milioni di spagnoli. Contrariamente al solito le classi maggiormente colpite furono i giovani, donne e uomini in perfette condizioni fisiche. Inizialmente la responsabilità dell’epidemia fu addossata alle carenze del servizio sanitario spagnolo, provocando furibonde proteste da parte dei collegi medici iberici. In realtà, prima che l’infezione colpisse Madrid, circa 1100 soldati americani erano stati costretti a letto a Fort Riley nel Texas, l’undici marzo 1918. La pandemia si diffuse a diverse ondate. Tra l’aprile e il maggio 1918 la febbre aveva colpito Francia, Scozia, Grecia, Macedonia, Egitto e l’Italia e fu considerata benigna poiché colpì principalmente anziani e persone deboli. In giugno si diffondeva in Germania, Austria, Norvegia e India; sembrò poi dileguarsi alla fine di quel mese. Tuttavia in Italia in luglio iniziarono ad apparire casi gravi, con congestione polmonare e broncopolmonite. Le inquietudini delle autorità dovevano essere forti se a metà luglio il prefetto di Catanzaro conferì al direttore della stazione sanitaria di Crotone l’incarico di svolgere ricerche batteriologiche su sangue ed espettorato di due coniugi deceduti nel comune di Limbadi in seguito ad un’infezione di tipo influenzale. Nell’autunno dello stesso anno si verificò una seconda ondata responsabile della gran parte dei decessi che partì simultaneamente in diversi angoli del pianeta (Francia, Sierra Leone, Massachusetts). Studi più recenti fissano una data precisa, il 22 agosto 1918, e un luogo, Brest, in Francia, il porto in cui transitavano le truppe americane. Ai primi di settembre i giornali italiani cominciarono a parlare della malattia. Dal Piemonte la “Gazzetta del popolo” scrisse di un preoccupante aumento d’influenza con complicanze polmonari; “L’Ora” di Palermo pubblicizzava un preparato contro i dolori di testa e le febbri spagnole. E sulla “Stampa” un medico accennava all’epidemia che inquietava la cittadinanza. Da giorni, del resto, l’incredibile abbondanza di necrologi e i resoconti di cerimonie funebri rivelava la verità: un’ecatombe di ragazzi e giovani morti nel rigoglio della giovinezza, per un fatale ed improvviso morbo. Di fronte al fatto che neppure la scienza capiva la natura del male, molti trascuravano le raccomandazioni sanitarie. Il numero dei morti cresceva, mentre calava quello dei medici, vittime anch’esse dell’epidemia. A settembre e nelle prime settimane d’ottobre, l’influenza viaggio a velocità impressionante. E servivano a poco le misure di contenimento: chiusura di luoghi pubblici, proibizione delle visite agli ammalati in case e ospedali, disinfezione di strade e chiese. L’odore dell’acido fenico era ovunque, ordini, avvertenze e divieti militarizzavano la società e condizionavano la vita di tutti. Dopo aver raggiunto l’acme tra la seconda e la terza decade d’ottobre l’epidemia cominciò a perdere intensità, anche se tra fine dicembre e i primi del 1919 ci fu una terza ondata, più circoscritta. Con oltre 10 morti ogni mille abitanti l’Italia ebbe, secondo alcune stime, il primato di mortalità in Europa, e fu nona nel mondo.
Fonte: Liceo Scientifico Pacinotti – La Spezia

Ricapitolando schematicamente e ampliando con i dati delle successive pandemie:


Cosa impariamo dalle pandemie del passato?
Che le pandemie possono verificarsi in qualsiasi stagione e non esclusivamente in inverno.

Anche il Summer Jamboree ci insegna qualcosa sulle pandemie: la pandemia influenzale (1957) non è riuscita a rovinare lo stile e il calore degli anni cinquanta, che ancora, piacevolmente, rivivono!

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